Eternit e bacinelle d’acqua: vita d’inferno in un palazzo

I condomini di via Tripoti 52 tra muffa, crepe e allagamenti nelle case Ater
PESCARA. «Non chiediamo cose impossibili, solo correttezza e rispetto da parte loro». Da più di tre anni, i condomini della palazzina popolare in via Tripoti 52, a Zanni, sono costretti a fare i conti con una situazione di forte disagio causata dalle continue infiltrazioni d’acqua sui balconi degli appartamenti, per effetto dell’otturazione delle canne fumarie, muffa, pareti bagnate e tetti in Eternit.
A esporre per prima la condizione, definita dagli stessi condomini «invivibile», è la signora Rosaria Del Calzo, che abita al primo dei quattro piani, più attico, della palazzina. La donna, all’interno dell’abitazione, lamenta disagi quali mattonelle rialzate a causa di allagamenti continui che hanno rischiato più volte di farla cadere, muffa dietro i mobili, specialmente in camera da letto, muri bagnati. Ma la cosa che fa arrabbiare maggiormente la signora è lo stato in cui si trova il balcone verandato.
La donna è costretta a tappezzare il pavimento di asciugamani e deve continuamente cambiare secchi e bacinelle che si riempiono d’acqua, specialmente in caso di piogge, poiché l’uscita di acqua dalle tubature otturate, che arriva dai piani superiori, si riversa all’interno del suo balcone, rovinando anche mobili e altri oggetti. Del Calzo ha più volte sollecitato l’Ater, l’azienda che gestisce le case popolari in città, la quale però si è limitata a fare solo piccole riparazioni rimandando continuamente i lavori più urgenti.
La signora insieme a altri inquilini, come Andrea Maggiorini che abita al secondo piano e che riporta gli stessi danni nella sua abitazione, ha chiesto l’intervento dell’avvocato Antonio Di Blasio, che ha provveduto a sollecitare l’Ater già dal mese di novembre 2016, dalla quale però non ha ricevuto alcuna risposta.
Il problema riguarda anche i piani superiori, soprattutto il quarto piano, abitato da Mario Franchi, che risulta essere il punto di partenza della fuoriuscita di acqua che sfocia, attraversando tutti gli altri piani, al primo piano all’interno del balcone della signora Rosaria.
«Devono riparare e ripulire le canne fumarie perché sono ostruite da erbacce che creano questa situazione insostenibile», afferma Franchi, «Chiediamo un censimento serio perché siamo persone oneste che pagano l’affitto regolarmente, non come gli abusivi che rimango anni e anni all’interno di abitazioni che non pagano, contribuendo solo a rovinarle; piuttosto compro una bistecca in meno, ma l’affitto lo pago sempre». Inoltre, l’uomo fa presente il fatto che in casa ha termosifoni arrugginiti che non sono mai stati cambiati da più di cinquant’anni, la porta d’ingresso rotta, che lui stesso ha dovuto riparare, e serrande mal funzionanti. Il balcone del quarto piano, inoltre, è coperto da un tetto in amianto, che sprigiona fibre nocive nell’aria, e che una volta inalate, si concentrano nei bronchi provocando danni irreversibili ai tessuti. Con la legge 257 del 1992 in Italia è stato severamente vietato l’utilizzo di amianto. Inoltre, i finestroni che si trovano all’interno della scala principale della palazzina, in particolare quelli del secondo e terzo piano, sono stati ricoperti, dagli inquilini stessi, da vetri sintetici, ossia plastica, dopo che l’Ater ha tolto la strutture portanti dei vetri, che erano malridotte, e non è mai andata a ripararle con delle strutture nuove. La palazzina è visibilmente danneggiata anche all’esterno, dove ci sono muri rovinati dall’umidità, crepe e spaccature, tubature ricoperte di acqua. Il disagio è notevole anche nelle costruzioni circostanti, come quella al civico 52, tutte gestite dall’Ater. I condomini sperano vivamente che questa situazione venga presa in considerazione dall’azienda e che vengano finalmente svolti lavori di manutenzione.
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