Evasione fiscale all’estero, si muove Gentiloni

20 Agosto 2015

Il ministro si schiera con l’ingegnere accusato in Azerbaijan, ma lui lancia un nuovo appello

PESCARA. Nonostante l’intervento del ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Paolo Gentiloni, resta difficilissima la situazione di Marco Di Giacomo, un ingegnere pescarese di 40 anni che lavorava in Azerbaijan come project manager e si è ritrovato indagato per un’evasione fiscale con un provvedimento di cattura internazionale emesso nei suoi confronti. Ha sempre dichiarato la sua innocenza, dicendosi assolutamente estraneo ai fatti che gli venivano contestati, ha chiesto ripetutamente aiuto alle autorità, essendo rimasto senza lavoro, e ora che la situazione sembra arrivata a conclusione con una transazione per il pagamento del dovuto da parte dell’azienda, lui ha l’amaro in bocca e lancia un altro Sos.

Il ministro Gentiloni ha annunciato , in una lettera inviata al presidente della Regione Luciano D’Alfonso, che «nelle ultime settimane la curatela della società» per cui lavorava Di Giacomo «ha provveduto al versamento delle somme dovute al ministero delle Imposte azero». Il ministro si è anche augurato che «a seguito di questo importante sviluppo la vicenda si possa concludere presto e in modo definitivo». Ma per Di Giacomo la questione è ancora tutta aperta. «È vero che si è arrivati alla transazione», commenta, «ma ho dovuto firmare un documento che io ritengo falso, scritto in azero. Nel documento ammetto le mie colpe, cioè di aver commesso l’evasione fiscale, e chiedo una sorta di indulgenza all’autorità giudiziaria azera, chiarendo di aver saldato il debito e di non aver mai commesso lo stesso reato in precedenza, auspicando l’archiviazione. Ma non è questa la verità. Io non c’entro nulla con la vicenda dell’evasione e ho sempre chiesto al ministero degli Esteri e all’Ambasciatore di far valere le mie ragioni. Avrei preferito che emergesse la verità perché non ho fatto niente» - aggiunge.

«Mi chiedo», aggiunge sconfortato, «come sia possibile che sono passati due anni per arrivare a fare esattamente ciò che chiedevano gli azeri, cioè pagare. Tra l’altro non c’è stata una vera e propria transazione, considerato che si è passati da due milioni e 300 mila euro a un milione e 700 mila euro. Fino ad oggi ci ho rimesso salute, vita e soldi, sono una situazione di indigenza gravissima e chiedo un incontro con i ministri Gentiloni e Guidi affinché mi ascoltino e mi aiutino».

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