Evasione fiscale, intera famiglia a giudizio

13 Febbraio 2023

Sott’accusa l’imprenditore Ercole Bibiano con moglie, figlio e nuora. Per il pm avrebbero sottratto all’azienda oltre 3 milioni

PESCARA. Una intera famiglia, a capo di una importante azienda leader della produzione e vendita di macchinari per la pulizia di superfici, la Klindex di Manoppello, finisce sotto processo con reati che a vario titolo vanno dall’appropriazione indebita, infedeltà patrimoniale, evasione fiscale, impiego di denaro, utilità e beni di provenienza illecita.
Il processo, davanti al giudice monocratico Angelozzi, si aprirà il 10 giugno prossimo per Maria Lo Conte (nella sua qualità di amministratore e legale rappresentante della Klindex); suo marito Ercole Bibiano (con il ruolo di direttore commerciale e considerato dalla procura l'amministratore di fatto dell'azienda); il figlio Alessandro Bibiano e la moglie di quest'ultimo, Monica D’Orazio, titolari di altre società che avrebbero beneficiato del denaro drenato illecitamente dalla Klindex, come sostiene la procura e il gup.
Il pm Andrea Papalia ha ricostruito tutti i presunti illeciti dei quattro imputati, anche grazie al prezioso lavoro svolto dalla guardia di finanza, arrivando a chiedere, e a ottenere, il sequestro di beni per 3 milioni e mezzo di euro. A far scattare l’inchiesta e le delicate indagini delle fiamme gialle fu la denuncia dei soci di minoranza che appartenevano alla stessa famiglia di Bibiano e che, a loro dire, sarebbero stati tenuti per molto tempo all’oscuro di quella gestione che neppure il collegio sindacale era riuscito ad arginare.
Si parla di distrazioni di beni per diversi milioni di euro che si sarebbero verificati in un arco temporale che va dal 2016 al 2021. Ercole Bibiano e la moglie «avendo interessi in conflitto con quelli della società amministrata, mediante reiterate, indebiti e comunque simulati atti negoziali», si legge nel capo di imputazione stilato dalla procura, «avrebbero sottratto, distratto personale, risorse e beni sociali, materiali e immateriali della Klindex in proprio favore e in favore di stretti familiari e soggetti loro direttamente riferibili, e così cagionato un danno alla Klindex e agli altri soci».
Fra le contestazioni di natura fiscale accertate dalla finanza ci sarebbero anche quelle che riguardano la società “Bibiano & Lo Conte srl” che i due soci avevano creato «al fine di eseguire e di procurarsi», si legge ancora nell'imputazione, «l’impunità dei reati di appropriazione indebita e infedeltà patrimoniale, nonché al fine di evadere e consentire a terzi l’evasione delle imposte dal 2015 al 2020, emesso fatture per prestazioni di agenzia eseguite in favore della Klindex, relative in realtà ad operazioni inesistenti per un importo di 1.198.000 euro». E secondo quanto verificato dalla guardia di finanza, sarebbe stato anche accertato il successivo reimpiego di gran parte delle risorse «illecitamente drenate dalla Klindex, sia nell’acquisto di quote della stessa Klindex per 352 mila euro (di proprietà della socia querelante ndr), sia nelle attività imprenditoriali del figlio Alessandro e della moglie Monica D’Orazio». In particolare nelle attività della “AM & son trading and consulting” (i cui soci erano Alessandro e Monica) che avrebbero realizzato «riciclaggio/reimpiego delle risorse della ditta individuale di Alessandro Bibiano». Una serie di presunte condotte illecite delle quali adesso si occuperà il tribunale, che comunque secondo gli investigatori avrebbero permesso agli imputati di condurre una vita super agiata, con spese di vario genere finite poi in contabilità. Autovetture di lusso, vacanze, abbigliamento firmato, vini pregiati e via discorrendo. Cinque le parti offese dalla procura che sono i rappresentanti, soci di minoranza, della stessa famiglia Bibiano (tutti assistiti dall’avvocato Vittorio Supino), oltre al ministero delle Finanze e all’Agenzia delle entrate di Pescara e di Chieti.