«Evitato il dissesto con i fondi riservati al pattinodromo»

Incalzato dalla minoranza, il presidente Di Marco spiega perché sono sfumati i 750mila euro assegnati al D’Ascanio
MONTESILVANO. Che fine ha fatto il pattinodromo che avrebbe dovuto sorgere nel cortile del liceo scientifico D'Ascanio? A chiederselo è l'ex assessore allo Sport della Provincia di Pescara, Aurelio Cilli, il quale si dice amareggiato per l'immobilismo riscontrato nei confronti di questa opera pubblica. «Devo prendere atto che in questi mesi», commenta Cilli, «ciò per cui ho tanto lavorato assieme ai colleghi della giunta presieduta da Guerino Testa, resta ancora solo sulla carta».
Cilli ricorda che, durante il suo mandato, la Provincia aveva ottenuto un finanziamento governativo di 900mila euro destinato alla realizzazione del pattinodromo nella scuola di Via Vestina. «Questo impianto doveva completare la già straordinaria e prestigiosa scuola della Provincia», prosegue, «rinnovata grazie al lavoro cominciato dalla precedente amministrazione e ultimato dall'amministrazione Testa. Il pattinodromo è stato pensato e progettato come un importante polo di aggregazione e promozione dello sportiva, aperto non solo agli studenti ma a tutti i cittadini, un'opportunità per aprire la scuola al territorio e promuoverne il ruolo di comunità educante e socializzante».
Eppure, stando a quanto lamenta Cilli, l'attuale presidente della Provincia, Antonio Di Marco, non ha tenuto in considerazione l'opera, per la cui progettazione sono stati investiti soldi pubblici e per la cui realizzazione sono stati trasferiti fondi vincolati dal governo. «A oggi», prosegue l'ex assessore, «nonostante sia già stato acquisito il parere positivo del Comune per la realizzazione del pattinodromo, non è partita la gara di appalto». Cilli e i componenti dell'ex giunta provinciale chiedono, quindi, all'attuale amministrazione di portare a compimento ciò che è stato pianificato e per cui i fondi governativi sono già in cassa.
Immediata la replica del presidente Di Marco. «Non è difficile rispondere alla domanda, ma è doloroso», commenta. «Quei fondi, ovvero i 750 mila euro disponibili, dopo aver pagato la progettazione dell'impianto, sono entrati nel calderone degli avanzi di bilancio utilizzati, come altri fondi anch'essi destinati ad altre opere - per fare il bilancio 2016, peraltro approvato a un mese dalla scadenza. Abbiamo provato a fare di tutto: abbiamo valutato ogni altra soluzione possibile, scomodando perfino parlamentari e governatori. Ma niente. Il governo», aggiunge Di Marco, «ci ha obbligati a fare un bilancio con le sole nostre forze, autorizzando però a fare prelievi forzosi», come quelli di somme rimaste disponibili per opere al servizio della comunità, è il caso del pattinodromo. Ma non c'era alternativa. O meglio l'unica alternativa era il predissesto e poi il dissesto finanziario».
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