Ex Cofa, architetti spaccati tre si dimettono dall’Ordine

È scontro tra i professionisti e D’Alfonso sul concorso per il vecchio mercato Sfogo di D’Angelo: via i soliti noti, sì a una selezione vera senza ingerenza politica
PESCARA. L’ex Cofa, il rudere del vecchio mercato ortofrutticolo da abbattere proprio al centro dell’ultima finestra ancora aperta della città sul mare, è il terreno di scontro tra gli architetti di Pescara: in tre si sono già dimessi dal consiglio dell’Ordine per portare alla ribalta i contrasti con il presidente della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso e con i vertici dell’Ordine. I dimissionari sono Gianluigi D’Angelo, consigliere tesoriere dell’Ordine, secondo più votato con 325 preferenze, e poi Pierfrancesco Perlezza e Pamela Crocetta. Oltre alle dimissioni c’è anche una lettera mandata a D’Alfonso a certificare la spaccatura tra gli architetti pescaresi: un messaggio in cui si chiede a D’Alfonso di indire un «concorso vero» e «di finirla con questi teatrini della politica».
Le prime «frizioni» nell’Ordine, presieduto da Laura Antosa, sono nate intorno all’Inarcassa, l’ente di previdenza e di assistenza degli architetti. Le prime schermaglie risalgono a poco più di un mese fa. Ma la polemica che ha acceso il dibattito è quella sull’ex Cofa, un mostro che D’Alfonso vuole far abbattere anche se finora nessuno ha indicato che cosa quell’area dovrà diventare. E proprio sul futuro dell’ex mercato si gioca la partita degli architetti. Su come cancellare il mostro tra il ponte del Mare e il porto turistico Marina di Pescara, D’Alfonso ha detto: «Chiameremo le bravure della città». E il governatore ha fatto i primi nomi e cognomi di architetti: Carlo Pozzi, preside della facoltà di architettura dell’università D’Annunzio, Lucio Zazzara, docente universitario, Enzo Siviero, progettista del ponte Nuovo per l’area ex Camuzzi e collaudatore del ponte del Mare, Rosario Pavia, curatore del Prg del porto, la presidente dell’Ordine Antosa e gli artisti Franco Summa ed Ettore Spalletti. «Le bravure della città non sono quei 4 nomi buttati lì, venuti fuori non si sa come», recita una lettera di D’Angelo inviata a D’Alfonso e pubblicata sul gruppo Facebook Architetti Pescara, «esiste una comunità di 1.500 architetti (sono solo quelli iscritti all’Ordine di Pescara) che attende un concorso, uno vero, dove vinca il merito». Una dichiarazione pesante quella di D’Angelo che prosegue così: «Se vogliamo guardare le civili culture del Nord Europa è ora di finirla con questi teatrini della politica, caro presidente. Mettete da parte le vostre bravure, perché così facendo, anche forse involontariamente, lasciate intendere che, al di là di queste persone, gli altri sono somari, al più bravini, ma non degni di essere all’interno dell’olimpo delle eccellenze della politica. Lasciatelo dire a una giuria veramente di eccellenza quali sono le bravure, lasciatelo dire a un concorso caro presidente».
Tutto ruota, quindi, intorno al come, al metodo per cambiare faccia all’ex Cofa: un concorso di idee, con accesso libero ai professionisti, o un concorso a inviti, con la politica che decide chi chiamare a pronunciarsi. «Nonostante le dimissioni», spiega D’Angelo, «questo consenso mi impone di intervenire a nome di tanti colleghi indignati e che non si sentono rappresentati dalla nostra istituzione ordinistica almeno in queste in queste circostanze in cui non si capisce da che parte stia se degli iscritti o della politica».
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