Ex dipendente comunale sparita: sotto sequestro la casa e l’auto

4 Febbraio 2022

Il pm accelera sulle indagini: perquisizioni a tappeto nella villa di Moscufo e nell’abitazione del fratello Gli investigatori di Mobile e Scientifica a caccia di oggetti e tracce relativi alla 60enne scomparsa nel 2017

PESCARA. Si accendono i fari della procura di Pescara sul caso di Giovina Annalisa Mariano, la dipendente comunale scomparsa l'8 marzo 2017, all’età di 60 anni, dalla sua casa di Moscufo dove viveva da sola e, a volte, con il nipote Alessio.
Il pm Anna Benigni, che da poco tempo ha aperto un fascicolo contro ignoti, ma con una ipotesi di omicidio, ha impresso una accelerazione alle indagini e ieri mattina ha disposto perquisizioni e sequestri che sono andati avanti per tutta la giornata. Uomini della squadra mobile sono andati in contemporanea nell'abitazione di Moscufo, dove abitava la scomparsa (casa che nel frattempo è stata venduta all'asta ma che non è mai stata toccata dal giorno della scomparsa della donna), e in quella del fratello Domenico.
La ex abitazione di Giovina è stata posta sotto sequestro: ieri mattina c’era una squadra della polizia scientifica in azione per eseguire una serie di accertamenti ed esaminare ogni elemento utile alle indagini, mentre altri colleghi della mobile eseguivano una accurata perquisizione della villetta di contrada Colle Sant’Angelo dalla quale, stando a quanto sostengono i parenti di Giovina, la scomparsa si sarebbe volontariamente allontanata la mattina dell’8 marzo di cinque anni fa, senza poi dare più notizie di sé e senza farsi sentire mai neppure con una telefonata. Contemporaneamente, come si diceva, un’altra squadra della polizia procedeva a una perquisizione nell'abitazione del fratello Domenico, ma non a carico di quest'ultimo: finalizzata alla ricerca di eventuali oggetti personali della scomparsa che possano aiutare a far capire qualcosa di più su un allontanamento che, con il passare degli anni, sembra essere sempre meno volontario e sempre più “forzato”, tanto è vero che la procura indaga per omicidio.
Nell’abitazione del fratello di Giovina, su disposizione del magistrato Benigni, gli investigatori hanno posto sotto sequestro l’autovettura di Giovina, le cui chiavi sarebbero state consegnate, a suo tempo, dalla stessa zia al nipote Alessio. Autovettura utilizzata in questi anni dal fratello della donna, nella quale gli inquirenti si aspettano di trovare qualche elemento d’indagine, tanto è vero che è stata appunto sequestrata, e posta a disposizione degli uomini della scientifica che la passeranno al microscopio, per esaminare ogni possibile particolare.
Nelle settimane precedenti, e subito dopo l’apertura del secondo fascicolo (il primo era stato archiviato da un altro magistrato), il pm aveva dato disposizione alla polizia di ascoltare alcune persone vicine alla scomparsa e primi fra tutti i cugini della donna che sollecitarono la riapertura delle indagini, anche attraverso l’associazione Penelope. Ma sembra che la loro frequentazione con la zia non fosse poi così assidua, anzi. E la procura ha fatto sentire dalla polizia anche un paio di ex colleghi di lavoro di Giovina, al Comune di Pescara,, anche qui senza esiti interessanti, se non la conferma del fatto che la scomparsa, che aveva una condizione economica piuttosto agiata, conduceva una vita molto riservata e senza grandi amicizie.
L’allontanamento di Giovina è stato sempre ritenuto volontario, in particolare dal nipote Alessio e dal fratello Domenico. «Aveva deciso di fare un lungo viaggio», ha sempre detto il nipote, che al Centro riferì anche di una frase pronunciata dalla zia: «Non ti preoccupare Alessio, io ho i miei piani per il futuro. Così mi rispose un giorno», disse il nipote alla giornalista che lo intervistava, «quando provai a dirle: zia Gioia vieni a vivere da noi a Fallo se non vuoi stare da sola nella casa di Moscufo». Per poi sporgere denuncia dopo che il caso era esploso anche nella trasmissione televisiva “Chi l'ha visto?”.