Ex zona rossa esclusa dai benefici Cna: «Penalizzazione pericolosa»

22 Maggio 2020

Il presidente provinciale Odoardi si era appellato ai parlamentari abruzzesi prima del no definitivo «Nei 5 comuni coinvolti ci sono oltre duemila attività produttive che hanno subìto pesanti limitazioni»  

PENNE. L’esclusione di sei comuni abruzzesi dai benefici del decreto Rilancio del Governo Conte aveva fatto insorgere la Cna Pescara, che aveva chiesto ai parlamentari abruzzesi di battersi per una modifica dell’articolo 112.
E nella serata di ieri è arrivata la doccia fredda generale, con l’azzeramento dei fondi governativi. E tutti, ora, puntano sulla pezza che può metterci la Regione.
Per il presidente Cna Cristian Odoardi quell’esclusione era «cervellotica, se non assurda», aveva detto riferendosi alla «indicazione contenuta nell’articolo 112 del Decreto di circoscrivere gli aiuti ai soli centri che per almeno trenta giorni hanno patito le restrizioni pressoché totali imposte alle attività ed alla mobilità delle persone. Un criterio che penalizza fortemente l’area vestina, in cui ben cinque cittadine - Penne, Civitella Casanova, Farindola, Montebello di Bertona e Picciano - sono state dichiarate zona rossa per un minimo di 20 giorni e un massimo di 26».
L’unica speranza è ora legata a eventuali provvedimenti regionali. Del resto, proprio la Regione aveva espresso forti critiche per l’esclusione dei Comuni rimasti in zona rossa per meno di trenta giorni. «Numeri alla mano», aveva osservato Odoardi, «oltre alle popolazioni, sono state tantissime le attività produttive presenti nei comuni interessati ad essere penalizzate da blocchi e restrizioni, considerando che nei cinque comuni della ex zona rossa sono presenti 2177 attività produttive, tra commercio, artigianato, industria. E dunque non si capisce il motivo per cui debbano essere escluse da quanto concesso ad altre aree del Paese, dallo Stato. Ci sono settori, in particolare trasporti, vendite al dettaglio, impiantistica, che forse più di altri hanno subito pesanti limitazioni. Stiamo parlando, oltretutto», aveva concluso Odoardi, «di un territorio che già prima dell’emergenza sanitaria presentava forti criticità, il cui esito potrebbe aggravarsi dopo l’epidemia».