Ex zone rosse, l’opposizione va all’attacco

La replica al presidente Marsilio: gli indennizzi? Merito del lavoro portato avanti dal centrosinistra
L’AQUILA. I ristori per i Comuni che in primavera finirono in zona rossa non sono merito della giunta regionale ma si devono all’iniziativa congiunta del centrosinistra, dei parlamentari abruzzesi e del Governo. Ad affermarlo sono i consiglieri regionali di opposizione Silvio Paolucci, Antonio Blasioli, Dino Pepe, Pierpaolo Pietrucci, Americo Di Benedetto, Sandro Mariani, Marianna Scoccia che replicano così alla lettera con cui, qualche giorno fa, Marco Marsilio, rivolgendosi ai Comuni destinatari del provvedimento, se ne era intestata la paternità. Si tratta della delibera con cui sono stati stanziati 240mila euro a indennizzo dei danni subiti dai Comuni di Arsita, Bisenti, Castiglione Messer Raimondo, Castilenti, Montefino, Civitella Casanova, Elice, Farindola, Montebello di Bertona, Penne, Picciano e della frazione Villa Caldari nel Comune di Ortona nei giorni in cui, nel marzo e nell’aprile scorso, su ordinanza della Regione, furono dichiarati zona rossa.
«Marsilio», osservano le opposizioni, «dice che questi fondi sono tutto frutto del lavoro della Regione, che ha rimodulato risorse inutilizzate dal territorio perché il Governo nulla ha dato per le zone rosse facendo così finta che non sia mai esistito l’emendamento passato in luglio al Senato, firmato anche dai nostri parlamentari Stefania Pezzopane, Luciano D’Alfonso e Camillo D’Alessandro e riformulato dal Governo perché tutti i Comuni rientranti nelle zone rosse istituite con provvedimento nazionale e regionale, potessero accedere a un fondo di solidarietà appositamente istituito».
«Vero è», puntualizza andando nel dettaglio Antonio Blasioli, «che il 22 maggio, dopo giorni di discussione in commissione e in consiglio regionale, il centrosinistra vedeva accolto il primo punto di trattativa politica, quello sulla tutela delle zone rosse istituite con le ordinanze del presidente della Regione. Ricordiamo a Marsilio che nella trattativa politica che portò all’approvazione del Cura Abruzzo 2, il centrosinistra chiese come primo punto lo stanziamento di 2 milioni di euro per i Comuni delle zone rosse, poi ridotti a 1,5». Questa somma, spiega ancora Blasioli, «venne così divisa: 240mila euro per i Comuni che avevano avuto la prima zona rossa e 1 milione e 260 mila euro per le micro imprese, anche agricole, con sede in questi Comuni, che, ricordo, furono impossibilitate a lavorare, anche durante la Pasqua. Da allora alcune voci sono state finanziate fin da subito, mentre altre hanno dovuto aspettare la variazione di bilancio dello scorso 27 ottobre, pur trattandosi di fondi limitati e a vantaggio di enti pubblici e imprese di zone che hanno sofferto più di altre durante il primo lockdown».
«Adesso», attaccano i consiglieri, «dopo un ulteriore mese e a seguito di ulteriori solleciti, l’ultimo dei quali inviato direttamente al presidente il 20 novembre con una nota firmata da tutto il centrosinistra, dopo pochi giorni si approva la delibera che distribuisce i 240mila euro da ripartire tra i Comuni, in tempo in tempo per poter chiudere i bilanci, visto che l’assestamento è fissato per il 30 novembre».
Le opposizioni accusano la giunta anche di non aver ancora trasferito ai Comuni il milione e mezzo restante, quello per le micro imprese: «Parliamo della posta maggiore, quella diretta alle realtà che prime fra tutte hanno subito le restrizioni di quel provvedimento regionale, trattandosi di aziende, anche agricole, che non hanno avuto possibilità di operare e che hanno più di altre subito sia l’arresto dei guadagni sia», concludono, «l’appesantimento dei bilanci per le nuove sanificazioni necessarie a riaprire. Per queste ditte ancora non si deliberano nemmeno i requisiti per l’accesso ai contributi».

