Export, l’Istat ci piazza al primo posto in Italia

L’analisi dell’economista Mauro degli ultimi dati che fanno ben sperare Auto e alimentari: la regione fa segnare il maggior incremento nazionale
Una pandemia devastante, la più dura dal dopoguerra ad oggi, ha messo in ginocchio l’Italia e l’Abruzzo. La regione ha sperimentato una caduta del Pil di quasi il 9%, un crollo dei consumi e degli investimenti, una crescita di oltre il 10% del risparmio presso le banche per motivi precauzionali, un aumento delle disuguaglianze e della povertà, una diminuzione delle esportazioni del 5,7% , una perdita di 9 mila unità di posti di lavoro. Questo quadro così oscuro sta cambiando.
Finalmente si vede la luce in fondo al tunnel. In Abruzzo è in atto una relazione virtuosa tra sanità ed economia, tra piano vaccinale e ripresa, presupposto indispensabile per un aumento dei consumi e degli investimenti. I risultati sono ampiamente positivi, soprattutto nel caso del raggiungimento dell’immunità di gregge entro il mese di agosto e così diventare la seconda regione d’Italia nel conseguire tale importante obiettivo.
ABRUZZO DAVVERO FORTE. Un altro aspetto occorre sottolineare. In tutto questo turbolento periodo, l’Abruzzo ha manifestato un comportamento maturo e responsabile sia da parte delle famiglie che delle imprese e delle istituzioni. Questo atteggiamento di consapevolezza ha contribuito a invertire la tendenza negativa e a rafforzare la ripresa economica, tanto da poter ipotizzare una significativa crescita del Pil nel 2021 e un pieno recupero entro il 2022.
LA RIPRESA C’È. Vi sono numerosi indicatori che certificano tale ripresa, dalle stime dell’Istat e di alcuni organismi internazionali (FMI e OCSE) sull’andamento del Pil in Italia alla rilevazione mensile sullo stato di fiducia delle famiglie, dalla crescita dei consumi e degli investimenti al forte aumento della produzione industriale. Per l’Abruzzo il dato meritevole di grande attenzione e che conferma quanto detto in precedenza riguarda il settore industriale. È il sistema manifatturiero, segnatamente quello della grande impresa, a trainare la ripresa. I valori contenuti nelle tabelle sono abbastanza eloquenti.
UN SEGNO PIÙ NOTEVOLE. Nel primo trimestre del 2021 rispetto allo stesso periodo del 2020 la crescita delle esportazioni in Abruzzo è stata pari al 12,5% contro il 4,6% dell’Italia. Un aumento ragguardevole, particolarmente significativo nei settori dei mezzi di trasporto (+20,3%),nei macchinari (+22,3%) e nei prodotti alimentari e bevande(+8,6%). Un incremento complessivo di notevole entità, nonostante l’esaurirsi della spinta esercitata nel corso del 2020 del comparto farmaceutico-chimico (solo il +6,1%). Con l’intensificazione degli scambi internazionali, il manifatturiero abruzzese ha dimostrato di saper mantenere tutte le connessioni con il resto del mondo e, soprattutto, di aver introdotto quegli elementi innovativi di digitalizzazione e di tecnologia oggi richiesti dal mercato che rappresenta. Un sistema che per l’Abruzzo un presidio di reputazione e di identità, un autentico punto di riferimento per l’intera economia regionale.
E l’insegnamento che proviene da queste strutture produttive è che le imprese bene organizzate e innovative riescono a essere competitive e in grado di affrontare le crisi. LE FRAGILITÀ. Purtroppo l’industria e gli altri settori economici non si identificano soltanto con la grande impresa esportatrice. Nell’ambito del manifatturiero vi sono imprese fragili, come abbigliamento e mobilio che perdono ulteriori colpi sui mercati internazionali ( rispettivamente -9,1% e -20,9%) e poi i settori dei trasporti, alberghi, ristorazione, eventi, tempo libero e turismo in generale, che solo da poco tempo (e non pienamente) stanno conoscendo il fenomeno della riapertura e quindi della ripresa.
Esiste il mondo delle aziende familiari, del commercio e delle microimprese che appare ancora sconvolto dalla crisi. L’insieme di queste imprese vive ancora una situazione di sofferenza e la strada da percorrere appare piuttosto lunga, non disponendo di autonome risorse finanziarie, umane e aziendali. Questa categoria imprenditoriale senza le politiche di sostegno avrà difficoltà a sopravvivere. Di qui la necessità di non abbandonarle, di mantenere gli aiuti e le misure espansive per tutto il tempo necessario finché la ripresa non sarà consolidata.
IL CONSIGLIO. Ecco perché è prematuro separare le imprese che presentano potenzialità da quelle con problemi congiunturali e dimensionali. Semmai il problema che si pone è cosa fare per ridurre tale divario, come prepararsi quando cesserà il blocco dei licenziamenti, le garanzie sui prestiti e le moratorie sui mutui, quando cioè si andrà incontro ad inevitabili processi di ristrutturazione aziendale o quando si passerà dagli interventi a pioggia agli interventi mirati e selezionati.
SARÀ DECISIVO. In questo contesto il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) diventa anche per l’Abruzzo un appuntamento decisivo, un’autenticità sfida per il futuro, un modo per risolvere i nodi strutturali della regione e così rilanciare il processo di sviluppo. Si tratta cioè di dare una risposta concreta a quelle che io considero le quattro disuguaglianze: genere, giovani, produttività e territorio.
Circa la prima disuguaglianza il tasso di occupazione femminile non può essere al di sotto di oltre 20 punti percentuali da quello maschile. Un divario elevato che ritarda il percorso di crescita della regione. Alla stessa maniera appare decisamente alto il tasso di disoccupazione giovanile, che supera il 30%. La componente giovanile è stata duramente colpita dalla pandemia attraverso il blocco delle assunzioni e l’effetto scoraggiamento.
LAVORI 4.0. L’Abruzzo ha invece bisogno di capitale umano e di diffuse competenze perché è questa la domanda che proviene dal mercato del lavoro e dall’evoluzione dello scenario economico. A ciò si collega l’aspetto della produttività. Il circuito capitale umano-qualità- innovazione è l’unica strada per arricchire e innalzare il modello di sviluppo. L’andamento stagnante della produttività è uno dei principali fattori che spiega le difficoltà incontrate dal sistema economico abruzzese nel periodo pre-Covid. Infine c’è l’aspetto territoriale.
IL PATTO CHIAVE. Sotto questo profilo appare molto interessante l’accordo sottoscritto dal governo regionale con altre quattro regioni dell’Italia centrale. Infrastrutture, connessioni e logistica sono elementi importanti per incrementare gli investimenti nel settore produttivo, ma anche per avvicinare le aree interne i ai percorsi di crescita economica. In definitiva gli indicatori dimostrano che l’Abruzzo è vivo e che sembra aver superato la fase acuta della pandemia sotto il profilo sanitario e della recessione economica. Tuttavia, bisogna evitare che la crescita sia anemica ed è per questo motivo che bisogna spendere bene creandole basi per una trasformazione ambiziosa del suo modello di sviluppo.
*(economista)

