Falsi attestati di corsi antincendio In cinque vengono condannati

Volevano fare un po’ di soldi organizzando alcune lezioni di Protezione civile senza avere i requisiti Dopo le segnalazioni sono scattate le indagini, ora gli indagati dovranno pagare 3mila euro a testa
PESCARA. Avevano trovato il sistema per fare un po' di soldi organizzando, pur non avendone titolo né requisiti, dei corsi per addetti antincendio ad alto rischio, e sarebbero andati avanti se non fosse stato per una fotografia postata sui social che ha fatto scoprire il giochetto e innescato un'inchiesta finita nelle mani del sostituto procuratore di Pescara Andrea Di Giovanni.
Una fotografia dove erano tutti in bella mostra con i corsisti, e loro, i formatori abusivi, con tanto di divisa dei vigili del fuoco. Ma un dipendente della Provincia di Trento, vedendo in quella foto un suo collega con la divisa indosso e sapendo che con i vigili del fuoco non aveva mai avuto nulla a che fare, pensò bene di confezionare una dettagliata denuncia che ha portato ora la procura di Pescara ad emettere una serie di decreti penali di condanna per i cinque indagati (fra cui c'è un solo abruzzese, del teramano) accusati di falsità ideologica in certificati commessa da persone esercenti un servizio di pubblica utilità.
E sì, perché questo gruppetto di “formatori”, fra i quali c'erano anche personaggi coinvolti in precedenti vicende giudiziarie di vario genere, oltre ad un dipendente della Regione Marche, al titolare di un'attività commerciale e persino uno che percepiva il contributo figurativo Naspi, insieme ad un ex comandante dei vigili del fuoco volontario di una località del trentino, oltre alla foto avevano postato anche l'attestato, con tanto di logo della Provincia Autonoma di Trento e con una dicitura di «idoneità tecnica all'espletamento dell'incarico di addetto alla lotta antincendio a rischio elevato» che insospettì i vigili del fuoco di Pescara (che peraltro avevano ricevuto altre segnalazione su quella foto e quell'attestato), e che era stato rilasciato a ben 29 incolpevoli appartenenti all'associazione di Protezione civile «Val Pescara».
I vigili del fuoco contattarono il responsabile della «Val Pescara» e si fecero raccontare di quel corso per poi informarlo che, per avere quella dicitura sull'attestato, era necessario superare un esame da parte dei vigili del fuoco. Insomma, il meccanismo dell'inchiesta si mise in moto e i carabinieri forestali che si occuparono delle indagini ricostruirono tutto. Nell'attestato veniva riportato falsamente che il corso si era tenuto presso il Nucleo di Protezione civile di Teramo, mentre in effetti si era svolto a Pescara il 5 e 6 ottobre del 2019. Il responsabile della «Val Pescara», che aveva necessità di far svolgere il corso agli addetti alla Protezione civile, venne ingannato anche da quanto pubblicato su internet e accettò la proposta del gruppetto finito sotto inchiesta. E si accordò anche sul prezzo: 144 euro a testa per un totale di oltre 2.000 euro regolarmente versati. Gli investigatori acquisirono una serie di dichiarazioni ed accertarono anche che i “formatori”, una volta contattati dal responsabile della «Val Pescara», che a sua volta aveva parlato con i veri vigili del fuoco che lo aveva messo al corrente che quella dicitura sull'attestato era abusiva, non si persero d'animo e mandarono a tutti un nuovo attestato. Notarono anche che gli attestati erano numerati progressivamente e che in totale erano stati rilasciati ben 62 attestati. Adesso la procura ha disposto il decreto penale di condanna per ognuno dei cinque indagati che dovranno pagare più di 3.000 euro a testa.

