«Falsificò le firme dei pazienti» Medico di famiglia condannato
Il professionista avrebbe incrementato i suoi assistiti, sottraendoli ai colleghi con revoche fasulle Sospeso dai pubblici uffici, ha avuto un anno e 8 mesi di reclusione per falso e sostituzione di persona
PESCARA. Per incrementare il numero dei suoi pazienti, come medico di base non avrebbe esitato a sostituirsi a loro per falsificare i modelli di revoca di altri medici suoi colleghi.
È l’accusa per la quale Fulvio Faieta (difeso dall’avvocato Renzo Colantonio) è stato condannato ieri dal giudice monocratico Scalera a un anno e 8 mesi di reclusione (con la sospensione della pena), per falso e sostituzione di persona.
Il giudice ha anche disposto la sua sospensione dai pubblici uffici per un periodo pari alla pena, e accolto le richieste delle parti civili, il cui risarcimento verrà stabilito in sede civile.
I fatti risalgono al settembre del 2013 e la vicenda venne fuori per una circostanza più che prevedibile: quando cioè i vari pazienti si rivolsero come al solito al loro medico di base e questi gli comunicò di non esserlo più in quanto loro stessi avevano revocato la sua nomina. E la stessa cosa avvenne quando altri medici di base, fra cui appunto il dottor Elio Bajocco (assistito dall’avvocato Canio Salese), parte civile nel processo, si resero conto di quei trasferimenti sospetti dei pazienti.
Insomma scoppiò un piccolo putiferio e tutto finì naturalmente all’attenzione della Asl, ente anche questo parte civile tramite l’avvocatessa Monica Passamonti. Ci fu una verifica interna in quanto sembrava scontato che l’imputato non avesse potuto agire da solo. E infatti esiste un processo parallelo nei confronti di un impiegato dell’Azienda sanitaria che deve rispondere di truffa ai danni della Asl.
«È una vicenda particolarmente grave», ha detto l'avvocato Salese nel suo intervento, «non solo per la qualità dell’imputato, ma anche perché ha inciso su una serie di diritti fondamentali dei cittadini e degli stessi pazienti. A mio avviso si configurerebbe anche una violazione della privacy. Allo sportello della Asl», ha aggiunto il legale, «l’imputato ha trovato qualcuno compiacente o che è stato indotto all’errore: sta di fatto che il terminalista era sempre lo stesso».
L’avvocatessa Passamonti ha parlato invece di danno patrimoniale, in quanto sarebbero stati versati dei soldi non dovuti all’imputato ma, soprattutto, di danno all’immagine della Asl e per questo ha chiesto una provvisionale di 30 mila euro che però non è stata concessa dal giudice.
«Nella propria qualità pubblicistica di medico intrattenente un rapporto a convenzione con la Asl di Pescara», si legge nel capo di imputazione, «l’imputato sostituiva la propria all’altrui persona ed in particolare sottoscrivendo falsamente le deleghe ad operare per proprio conto presso il competente ufficio Asl, atti sui quali apponeva le false autografie dei pazienti che per l’effetto venivano inclusi tra quelli dedotti nel proprio rapporto a convenzione. Così facendo, inducendo in errore il personale Asl competente ad effettuare le operazioni di variazione dei medici curanti che pertanto venivano indotti ad attestare, contrariamente al vero, l’intervenuta revoca del pregresso professionista sanitario assegnato ai predetti pazienti, in luogo dell'indicato Faieta».
Come parti offese il magistrato che istruì il procedimento, l’attuale procuratore Anna Rita Mantini, individuò sette pazienti.
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