Falso pentito per via D’Amelio assolto a Pescara dalla calunnia

1 Novembre 2021

PESCARA. Finisce con un’assoluzione il processo a carico di Calogero Pulci, ex collaboratore di giustizia, coinvolto anche nel Borsellino quater sulla strage di via D'Amelio e sui successivi...

PESCARA. Finisce con un’assoluzione il processo a carico di Calogero Pulci, ex collaboratore di giustizia, coinvolto anche nel Borsellino quater sulla strage di via D'Amelio e sui successivi depistaggi, finito a Pescara sul banco degli imputati per calunnia nei confronti dell'allora questore di Pescara, Paolo Passamonti e del dirigente dell’anticrimine Egidio Labbro Francia, che contro l’imputato si costituirono parti civili. Al centro del processo c’erano dei controlli che le forze dell’ordine effettuavano periodicamente a carico di Pulci che, nel periodo in cui avvennero i fatti del processo (maggio 2014), era stato “parcheggiato” a Montesilvano. Controlli in base ai quali si riferiva che l’imputato stava intrattenendo, durante il suo soggiorno a Montesilvano, delle frequentazioni con pregiudicati: cosa vietata e che avrebbe fatto scattare la perdita dei benefici concessi al pregiudicato. Pulci, che doveva espiare una pena a 30 anni di reclusione, era stato ammesso alla detenzione domiciliare e, versando in gravissime condizioni di salute, il tribunale di sorveglianza dell’Aquila gli aveva concesso la sospensione dell’esecuzione della pena per un anno, per consentirgli una serie di accertamenti sanitari. Ma quella relazione della questura di Pescara aveva fatto saltare tutto. Passamonti aveva fatto sua una relazione del dirigente dell’Anticrimine che, in base ad alcuni dati reperiti nella banca dati interforze, nel 2013 segnalava le frequentazioni pericolose di Pulci con pregiudicati, che venivano quindi trasmesse all'ufficio di sorveglianza.
Difeso dall’avvocato Tullio Zampacorta, Pulci aveva presentato una denuncia contri i due dirigenti della polizia, asserendo che non era vero niente e che non c’erano segnalazioni in tal senso neppure da parte dei carabinieri che effettuavano i controlli periodici: e per questo venne rinviato a giudizio per calunnia. Al processo le due parti civili non furono in grado di dimostrare i controlli negativi su Pulci. Questo anche grazie alle carte depositate dalla difesa (estratto storico relativo al Pulci) dal quale non risultava l’annotazione di controllo dei carabinieri che, peraltro, avevano scritto che da quando Pulci si era trasferito a Montesilvano non era mai incorso in violazioni di legge. «Orbene», scrive il giudice monocratico Virginia Scalera nella sentenza di assoluzione, «all’esito dell’istruzione effettuata, deve rilevarsi come, non essendo stata depositata la relativa annotazione, non sia emerso con certezza che il Pulci sia stato effettivamente controllato dai militari del Nor di Montesilvano in data 28 gennaio 2010, in compagnia di altri pregiudicati, circostanza che, sola, avrebbe potuto, eventualmente, consentire la condanna del Pulci». Qualche settimana fa, a Pulci è arrivata la decisione della Cassazione che ha confermato le condanne del Borsellino quater comminate dalla Corte d’Appello di Caltanisetta, dove figurava anche lui come falso collaboratore di giustizia, condannato a dieci anni di reclusione per calunnia.