Famiglia con tre bambini verrà sfrattata da casa

10 Febbraio 2017

Popoli, la mamma chiede aiuto a istituzioni e cittadini: «Non abbiamo soldi per pagare l’affitto e la nostra figlia disabile di un anno ha bisogno di cure»

POPOLI. Marito con un lavoro saltuario, tre figli minorenni di 13, 7 e una bambina di un anno e mezzo portatrice di handicap bisognosa di cure continue, con l'incombenza ineluttabile di uno sfratto che diventerà esecutivo il prossimo 14 febbraio. È la drammatica situazione della famiglia di Antonella Pietropaoli, mamma, moglie e casalinga di 40 anni che ora chiede aiuto alle istituzioni e si appella a chiunque possa darle una mano per assicurare almeno un tetto ai bambini.

Il nucleo familiare occupa un appartamento, situato in uno stabile nel quartiere Sant’Anna, nella parte opposta alla sede della Banca dell’Adriatico, per il quale deve corrispondere una canone di locazione di 350 euro mensili. Negli ultimi tempi, per far fronte alle necessità familiari, visto il lavoro precario del marito, l'unico componente della famiglia che potrebbe garantire un’entrata mensile, non ha potuto corrispondere i pagamenti delle relative mensilità. Aveva chiesto di poter saldare il debito per i canoni scoperti un po' alla volta, senza però poter dare garanzie precise. «Ci troviamo oggi in questa condizione di rimanere senza un tetto, della quale non riesco a vedere una soluzione», spiega la donna, «ho chiesto aiuto da più parti, ho cercato case disponibili anche nei centri del circondario di Popoli, ma evidentemente anche qui si è sparsa la voce delle mie mensilità scoperte e nessuno mi ha preso sul serio».

Antonella Pietropaoli ha chiesto anche di poter alloggiare in maniera provvisoria in qualche casa disponibile, con la promessa di liberarla nel giro di qualche mese, dopo aver trovato una sistemazione definitiva, ma anche questa strada si è rivelata non percorribile. «Mi sono rivolta anche al Comune di Popoli», dice, «che dispone di molti alloggi popolari (case ex Ater passate alle gestione dell'ente pubblico), ma mi è stato detto che per l'assegnazione di quelle unità abitative si deve rispettare una graduatoria stabilita da tempo nella quale comunque noi non siamo inseriti. Ora dove vado? Con mio marito siamo nella disperazione più totale e comunque oberati dall'impegno settimanale, dal quale non ci possiamo sottrarre, di condurre la nostra piccola bambina al Centro San Clemente della fondazione Paolo VI, di Castiglione a Casauria, per le continue terapie cui deve essere sottoposta. Che devo dire di più? Spero che qualcuno capisca la nostra situazione e possa veramente aiutarci. Noi ce la metteremo tutta per onorare gli impegni».

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