Fanghi depositati nel porto Bufera sul Provveditorato

Il rappresentante delle Opere pubbliche non risponde alle domande del consiglio Sindaco e consiglieri: andremo all’Aquila a farci dare i documenti dei dragaggi
PESCARA. Sindaco, assessori e consiglieri comunali si recheranno in missione all’Aquila, negli uffici del Provveditorato alle opere pubbliche, per acquisire tutti i documenti riguardanti i dragaggi del fiume avvenuti negli ultimi anni a Pescara. È questo ciò che prevede l’ordine del giorno firmato e approvato ieri dal sindaco Marco Alessandrini e dai consiglieri di maggioranza e opposizione, al termine di una seduta straordinaria dell’aula dedicata esclusivamente all’esame del problema dei fanghi depositati per anni nel porto. Fanghi prelevati durante i dragaggi e mai smaltiti, al punto tale da far nascere una collinetta all’ingresso dello scalo marittimo.
All’assemblea civica, richiesta dal centrodestra alla quale era presente anche il capogruppo regionale di Forza Italia Lorenzo Sospiri, erano stati invitati il comandante della Direzione marittima Enrico Moretti e il responsabile del Provveditorato alle opere pubbliche Enrico Bentivoglio. Ma entrambi non si sono presentati. Il comandante ha inviato una lettera in cui ha assicurato di aver più volte sollecitato «gli enti competenti alla definizione della procedura». In rappresentanza del Provveditorato si è invece presentato il geometra Lamberto Cocciolone, il quale ha annunciato che «è in fase di aggiudicazione la gara per le analisi per poter procedere alla caratterizzazione del materiale nella vasca di colmata del porto». Dopodiché, si potrà decidere l’eventuale utilizzo, ma il tempo a disposizione rischia di non essere sufficiente. Entro il prossimo 31 dicembre tutti i fanghi derivanti dal dragaggio del 2014 andranno rimossi, altrimenti dovranno per forza essere smaltiti come rifiuti.
Ma Cocciolone non ha saputo rispondere alle domande dei consiglieri del centrodestra e dei 5 Stelle su chi avrebbe dovuto rimuovere quei fanghi in passato e non l’ha fatto. «Non sono in grado di rispondere alle domande su ciò che è successo prima», ha detto il rappresentante delle Opere pubbliche.
E in aula è scoppiata una bufera. Augusto De Sanctis del Forum dei movimenti dell’acqua si è detto meravigliato della risposta di Cocciolone. «Credo di aver raccolto qualche informazione in più con l’accesso agli atti», ha affermato durante il suo intervento, «inizialmente, il dragaggio avvenuto nel 2014 prevedeva il prelievo di 200mila metri cubi di materiale e lo smaltimento in Belgio. Il Provveditorato ha poi deciso una variante in corso d’opera per aumentare da 200mila e 290mila i metri cubi da dragare utilizzando i soldi previsti per lo smaltimento. Così, il materiale è stato stoccato nella vasca di colmata. Successivamente, è stato varato il Piano di utilizzo che prevedeva la realizzazione di un piazzale nel porto ricoprendo una parte del materiale di risulta. Il resto avrebbe dovuto essere utilizzato in altro modo tenendo conto della scadenza dei termini. Ora deve essere fatta ancora la caratterizzazione, credo che non ce la faremo a rispettare la scadenza del 31 dicembre». Ben più dura è stata la reazione dei consiglieri al comportamento assunto dal Provveditorato. «Io non mi faccio prendere in giro dal Provveditorato», ha fatto presente Carlo Masci (Pescara futura), «noi cittadini abbiamo pagato 13 milioni di euro per far portare quel materiale in discarica e adesso è ancora lì».
«Ho chiesto al mio collega Luigi Albore Mascia di darmi un pizzicotto perché pensavo di dormire», ha spiegato Marcello Antonelli (Forza Italia), «invece è tutto vero quello che è accaduto in questi minuti in consiglio. È del tutto chiaro che siamo stati presi in giro. Il Provveditorato non se la può cavare così, propongo a giunta e consiglieri di andare negli uffici del Provveditorato all’Aquila per richiedere le carte. Dobbiamo sapere se l’appalto del 2014 prevedeva già lo smaltimento dei fanghi e se ora, dopo tre anni, cambierà qualcosa sotto il profilo economico. Il nostro timore è che stiamo pagando un’impresa che non sta facendo quanto previsto nel capitolato d’appalto».
Ancora più pesante l’intervento di Guerino Testa (Pescara in Testa): «Il Comune dovrebbe agire in giudizio nei confronti del Provveditorato per tutti i danni che il porto, marineria compresa, sta subendo. Nel 2012, il Provveditorato non consentì di depositare anche in maniera temporanea, utilizzando i teli di separazione, i sedimenti nella vasca di colmata. Lo stesso Provveditorato che da tre anni sta lasciando lì i sedimenti. Sedimenti che una volta caratterizzati risulteranno sicuramente rifiuti e quindi serviranno tanti soldi per il loro stoccaggio». «Ricordo che nel 2012, quando ero commissario straordinario», ha sottolineato, «avevamo ottenuto l’autorizzazione, da parte del ministero dell’Ambiente per depositare a 4 miglia dalla costa 70mila metri cubi di materiale a 7 euro a metro cubo. Se non ci fosse stata una denuncia e il contrasto degli ambientalisti, oggi il porto sarebbe dragato a costi molto inferiori». «Il Provveditorato deve fare chiarezza», ha concluso Riccardo Padovano (Socialisti).
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