Farindola, il Comune chiama un avvocato per difendersi

9 Febbraio 2017

FARINDOLA. «Abbiamo perso padri, fratelli, figli, amici. Abbiamo perso un pezzo di cuore, la famiglia di Rigopiano, formata da ragazzi straordinari che condividevano lo stesso sogno e lo stavano...

FARINDOLA. «Abbiamo perso padri, fratelli, figli, amici. Abbiamo perso un pezzo di cuore, la famiglia di Rigopiano, formata da ragazzi straordinari che condividevano lo stesso sogno e lo stavano realizzando. Il papà di questa famiglia, Roberto, è morto insieme agli altri lottando fino all’ultimo contro una natura selvaggia e contro un territorio che non aveva nulla da offrire se non la sua amena bellezza». Con queste parole, ieri sera, in un consiglio straordinario, sentito e partecipato anche con tanti cittadini, il sindaco di Farindola Ilario Lacchetta ha parlato della tragedia di Rigopiano. Un consiglio nel quale è stata votata la nomina di un legale a difesa dell’onorabilità del Comune di Farindola, della sua comunità e di tutti i cittadini. Alla votazione non hanno preso parte i membri d’opposizione Marco Camplese e Marina Cirone, mentre il sindaco Lacchetta si è astenuto per rispetto delle indagini in corso.

Due sono le intenzioni del consiglio comunale: trovare i colpevoli della tragedia di Rigopiano e tutelare l’immagine di comunità e cittadini. «Una valanga spaventosa, dalla portata di 4 mila tir, ha spazzato via 120 ettari di bosco e travolto il Gran Sasso Resort. Rigopiano non c’è più. La valanga ha portato via sogni, speranze, progetti di un’intera comunità», ha detto ancora commosso Lacchetta. «È necessario», si è stabilito nel documento che avrà immediata eseguibilità, «intraprendere tutte quelle azioni che consentano adeguatamente di tutelare l’interesse pubblico e in particolare quello della comunità farindolese, di accertare la verità giudiziale e le responsabilità dei singoli e che tutto sia condotto con doverosa imparzialità e con il più ampio fronte di indagini».

Sabato prossimo, intanto, alle 19,30, messa in ricordo delle 29 vittime al palasport di Penne, luogo simbolo di attesa e speranza durante i giorni dei soccorsi e dell’emergenza, con l’arcivescovo Tommaso Valentinetti.