Farmaco per uccidere il marito: l’accusa presenta le sue richieste

21 Ottobre 2020

Si torna in aula: la difesa chiede una perizia per dimostrare che la vittima non rischiò mai di morire Lo Russo è indagata anche per i falsi pacchi bomba in città: i suoi beni rimangono sotto sequestro

PESCARA. Quella di oggi potrebbe essere l'ultima udienza dibattimentale nel processo a carico dei presunti responsabili del tentato omicidio di Antonio Di Tommaso, secondo marito di Daniela Lo Russo, nota ormai come Lady Coumadin perché, secondo l'accusa, avrebbe tentato di uccidere il marito, insieme al figlio Michele Gruosso, somministrandogli massicce dosi di Coumadin, un potente farmaco che impedisce la coagulazione del sangue.
Il condizionale ormai è d'obbligo visto che già da alcune udienze l'imputata non ha risparmiato colpi di scena: l'ultimo, il più grave e clamoroso. Parliamo dei cinque pacchi bomba (poi si è scoperto essere privi di esplodente) che la mattina presto del 9 settembre scorso, giorno dell'ultima udienza, vennero posizionati in punti strategici della città davanti a cinque palazzi delle istituzioni (tribunale, Asl, Camera di commercio, caserma dei carabinieri) e addirittura davanti al portone di casa del pm Rosangela Di Stefano che nel processo in corso rappresenta l'accusa. Era lei il bersaglio principale della "bombarola" che al momento investigatori e procura di Campobasso (l'inchiesta è passata nelle mani della procura molisana per la presenza come parte offesa di un magistrato) ritengono essere proprio Daniela Lo Russo, indagata per procurato allarme, minacce aggravate e interruzione di pubblico servizio (perché gli artificieri dovettero bloccare tutte le zone interessate per accertare il contenuto dei pacchi che contenevano tutti lo stesso messaggio minatorio contro la Di Stefano, finita sotto scorta). Inchiesta che è ancora in corso in quanto gli inquirenti stanno verificando se la donna ripresa da una serie di telecamere di sicurezza nei pressi dei palazzi dove vennero depositati i pacchi, coperta da una sorta di burqa, con occhiali scuri e mascherina, sia proprio la Lo Russo, alla quale vennero peraltro sequestrate le scarpe e l'autovettura con un faro rotto: auto identica a quella ripresa dalle telecamere (contro il sequestro la difesa aveva fatto ricorso, rigettato dal Riesame di Pescara). Per tornare al processo di oggi, è in programma la discussione per arrivare alla sentenza. A meno che il collegio del tribunale non accolga la richiesta avanzata dai difensori (Gianluca Travaglini e Fabio Abbruzzese) di sottoporre a perizia la parte offesa sul presupposto che Di Tommaso non fu mai in pericolo di vita come avrebbe sostenuto il perito della stessa difesa.
Nel processo figurano anche il colombiano Zabala Mosquera, responsabile dell'aggressione organizzata, secondo l'accusa, dal figlio della Lo Russo per provocare lesioni interne al marito che, per le dosi di Coumadin che gli facevano assumere, lo avrebbero potuto portare alla morte. Altro imputato è Marco Faggion, ritenuto l'intermediario tra Gruosso e Mosquera per l'aggressione.