Fascicoli spariti, c’è la condanna per il figlio di Lady Coumadin

16 Dicembre 2021

Dopo il suicidio della madre, Michele Gruosso (ormai unico imputato) ha patteggiato due anni Tornerà in aula il 21 dicembre per il processo di secondo grado per il tentato omicidio del patrigno

PESCARA. Si apre e si chiude in brevissimo tempo il processo all’Aquila per la sparizione di due faldoni di documenti dalla Corte d'Appello, ormai solo a carico del figlio di Lady Coumadin, Michele Gruosso.
Giusto il tempo per formalizzare il patteggiamento già concordato tra la procura aquilana e la difesa dell'imputato Gruosso: due anni la pena che l'avvocato Fabio Abbruzzese è riuscito a strappare al pm aquilano e ai giudici. Processo a tempo di record, perché mancava l’imputata eccellente, Daniela Lo Russo, nota alle cronache come Lady Coumadin appunto, che lo scorso 8 dicembre, appena scarcerata e posta ai domiciliari in relazione a questa vicenda, si è suicidata proprio alla vigilia di due processi importanti che la riguardavano, e che riguardano anche suo figlio Michele: questo della sparizione dei faldoni, e il processo di appello per il tentato omicidio del secondo marito della donna (udienza fissata al 21 dicembre prossimo sempre all’Aquila davanti alla Corte d’Appello chiamata a confermare o meno la condanna di primo grado a 13 anni e 8 mesi per la donna e 12 anni e 8 mesi per il figlio).
Due procedimenti collegati, perché Lo Russo, prima della fissazione dell’udienza di secondo grado all’Aquila, era andata negli uffici della Corte proprio per esaminare i fascicoli del suo processo. Un suo diritto. Soltanto che prima di entrare in quegli uffici, Lady Coumadin aveva già pianificato il modo per portarsi via, con la complicità del figlio, due faldoni di quel processo, faldoni che contenevano peraltro documenti originali. Presi con estrema abilità, offrendo anche dei pasticcini agli impiegati che, mentre mangiavano, non si accorgevano del figlio della donna che infilava i faldoni nello zaino.
Ma per rendersi conto di quello che era accaduto i dipendenti della Corte impiegarono davvero poco. Fu sufficiente visionare le riprese filmate interne per capire che fine avevano fatto i faldoni. Tanto è vero che, nel giro di due ore, la procura aquilana aveva già consegnato nelle mani dei carabinieri il decreto di perquisizione a casa dei due, a Pescara. E qui fu il figlio Michele a confessare tutto e a riferire dove erano i faldoni e dove i supporti informatici.
I faldoni vennero ritrovati quasi completamente bruciati nelle campagne di Capestrano, mentre i supporti informatici nel cassonetto sotto casa dei due imputati, ma completamente distrutti. Daniela Lo Russo finì per prima in carcere. Il figlio la seguì qualche giorno dopo.
Una vicenda molto grave che non ha precedenti: violare la massima istituzione della giustizia per far sparire i documenti processuali non si era mai visto. Ma lei, Lady Coumadin, era riuscito a farlo, così come era riuscita in altre circostanze, e sempre con l’aiuto del figlio, sul quale aveva un ascendente molto forte, anche se poi si pentiva subito dei gesti che commetteva. E così è stato anche in questo caso.
Daniela Lo Russo per il processo di ieri, con il suo avvocato, Gianfranco Di Marcello, aveva deciso di chiedere il rito abbreviato. Ma poi, ha deciso diversamente.
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