«Fatture false per i prestiti Sparirono 260mila euro»
Il meccanismo ideato da De Nicola svelato da un’inchiesta con 23 indagati «Così due ditte in dissesto hanno ottenuto soldi dalla banca, mai restituiti»
PESCARA. È un gioco pericoloso quello scoperto dai finanzieri di Pescara: due ditte in dissesto finanziario presentano fatture false in banca per avere dei prestiti, li ottengono e quei soldi scompaiono per riapparire, poi, sotto forma di investimenti immobiliari. Il risultato è che il debito verso la banca cresce «nella consapevolezza» dell’imprenditore «dell’incapacità di farvi fronte». A raccontare il meccanismo che sarebbe stato ideato dall’imprenditore Carmine De Nicola, 70 anni, signore delle scuole paritarie e delle cliniche private, è un’inchiesta su presunte bancarotte fraudolente ed evasione fiscale con 23 indagati, coordinata dal procuratore aggiunto Cristina Tedeschini e dalla pm Anna Rita Mantini. Sono due le operazioni contestate a De Nicola e ai suoi più stretti collaboratori, compreso il braccio destro Antonio Di Ianni: la prima da 170 mila euro e la seconda da 90 mila, sempre ai danni della Banca del Fucino, filiale di Pescara. Si tratta di due passaggi decisivi dell’indagine: tutte e due le società di De Nicola, la U.c.i.s. srl (Unione cristiana istituti scolastici) e la S.m.a. srl (Santa Maria Assunta), entrambe impegnate nel campo scolastico, sono state dichiarate fallite, la prima su richiesta di un imprenditore non pagato e la seconda su richiesta della procura. Entrambe le operazioni, dice l’accusa, hanno provocato «danni di rilevante gravità»: la U.c.i.s. è fallita per 1,5 milioni di debiti; la S.m.a. per un buco di 1,3 milioni. E la conclusione degli inquirenti – l’indagine è già finita, ora si aspettano le richieste di processo – appare ancora più importante perché De Nicola risulta uno tra i tre «principali» creditori anche di un’altra banca, la Carichieti finita commissariata: l’esposizione di De Nicola e degli altri due imprenditori arriva a circa 109 milioni di euro.
Per il caso Banca del Fucino, le due operazioni sono la fotocopia una dell’altra: cambiano solo gli importi. Per gli inquirenti, De Nicola e gli altri indagati avrebbero attivato linee di credito bancario utilizzando fatture false emesse da un’altra società dello stesso gruppo imprenditoriale. «Fatture emesse», sostiene l’accusa, «per prestazioni scolastiche inesistenti poiché la società emittente aveva già cessato l’attività di erogazione dei servizi didattici» già da almeno tre anni prima. Con le fatture false, però, De Nicola e i collaboratori avrebbero domandato il rinnovo dei prestiti: «In tal modo», dicono gli inquirenti, «incrementavano l’indebitamento e l’esposizione debitoria della società fallita, nella consapevolezza dell’incapacità di farvi fronte con mezzi ordinari, stante la predetta cessazione dell’attività aziendale». Il capo di imputazione parla di «un danno di rilevante gravità».
U.c.i.s e S.m.a. sono casi collegati: dall’indagine emergono anche cessione fittizie delle società, prima dalla U.c.i.s e S.m.a. e, poi, dalla S.m.a. a un’altra società sempre del gruppo di De Nicola, la Asi srl: operazioni che, per gli inquirenti, avrebbero avuto l’unico obiettivo di svuotare le società e lasciare i creditori senza soldi. E tra i creditori c’è anche l’erario.
Insieme alla S.m.a., alla U.c.i.s. e alla Policlinico dell’Eccellenza Santa Maria de Criptis per il caso Villa Pini, sono fallite anche altre due ditte di De Nicola: la Oran srl e la Sicof-Opera srl. (p.l.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA

