Fazii: 7 giorni decisivi l’Abruzzo è a rischio

21 Dicembre 2020

Il virologo: a Natale massima prudenza, il futuro dipende da noi

«Una settimana decisiva per il futuro dell'Abruzzo». Ne è convinto Paolo Fazii, direttore dell’Unità di Microbiologia clinica dell’ospedale Santo Spirito e direttore del laboratorio della Asl di Pescara in riferimento ai giorni che vanno dal 24 dicembre al primo gennaio. Secondo il virologo abruzzese, il sistema sanitario regionale, in particolare alcuni territori dell'Abruzzo, non sarebbe in grado di sostenere una terza ondata che si preannuncia più severa della seconda. Tutto dipende da come gli abruzzesi sapranno contenere i contagi durante i giorni festivi.
I CASI
Ieri intanto sono stati registrati 216 nuovi positivi, distribuiti equamente tra le 4 province. Tra i contagiati di ieri anche una bambina di un anno e un anziano di 96 della provincia di Teramo. Le persone guarite o dimesse nelle ultime 24 ore sono state 112. Dall'inizio della pandemia sono stati eseguiti complessivamente 488.123 test. Nella sola giornata di ieri i tamponi analizzati sono stati 4.068. Tra i Comuni con il maggior numero di contagi giornalieri ci sono Pescara 20, Teramo 16 e Martinsicuro 14. I decessi si riferiscono a 2 persone della provincia di Pescara, una a quella di Teramo e una a quella di Chieti. I decessi riguardano una 88enne di Montesilvano, una 87ene di Pescara, un 83enne di Lanciano e un 68enne di Mosciano Sant'Angelo.
LA CURVA DEI CONTAGI
Il rapporto tra nuovi contagi e tamponi continua a restare sotto la media nazionale. È stato trovato 1 paziente positivo ogni 19 tamponi analizzati. Si registra una netta diminuzione dei contagi che, se non fosse per l'alto numero di posti letto occupati a causa di pazienti finiti in ospedale nelle settimane passate, riporta lo scenario attuale a quello della prima metà di ottobre. Gli attuali parametri, dunque, sono al di sotto della media nazionale. In Italia, infatti, ieri il rapporto positivi/tamponi è stato ieri del 10,99% e il giorno precedente 9.25%.
LE PREVISIONI
Si tratta di uno scenario incoraggiante, ma che non è sufficiente a ipotecare il contenimento dei contagi anche nei messi più a rischio, cioè gennaio e febbraio. «Siamo in attesa di quello che succederà in questi giorni di Natale», chiarisce Fazii, «dal comportamento che avremo durante le feste natalizie dipenderà il futuro di questa regione. Non solo quello sanitario, ma anche quello economico. In questi pochi giorni si deciderà l'andamento di tutto il nuovo anno. Se in questa fase critica sapremo avere un atteggiamento coscienzioso e rispettoso delle regole, soprattutto evitando contagi domestici, allora potremo superare i mesi di gennaio e febbraio quasi indenni. Se al contrario non rispetteremo il distanziamento, se non indosseremo le mascherine e se organizzeremo pranzi di Natale e di capodanno allargati, allora i risultati saranno nefasti. Nessuno andrà a controllare dentro a tutti gli appartamenti», aggiunge Fazii, «quindi dipende tutto da noi. Tutti dovranno sentire il peso della responsabilità, giovani e non.
PROBLEMA CULTURALE
«La problematica con cui dovrà fare i conti la popolazione italiana, e più in particolare quella abruzzese», sottolinea il virologo pescarese, «è l'atteggiamento culturale che la contraddistingue». Il riferimento è alle famiglie che si riuniscono, ai pranzi allarganti in casa e agli scambi di auguri. «Per la nostra cultura questi comportamenti sono imprescindibili dal Natale», aggiunge, «ma questa volta in gioco c'è il nostro futuro».
I MESI PEGGIORI
La terza ondata, secondo il virologo, sarà quella peggiore. "I virus da raffreddamento sono più forti nei mesi freddi. Più la temperatura si abbassa, più il virus riesce a circolare e a essere patogeno. Se a Natale non rispetteremo, anche tra parenti, le regole di distanziamento e uso della mascherina, allora dal 15 gennaio cominceremo a vedere la curva dei contagi rialzarsi e ci sarà una nuova chiusura. Se si va a mangiare in 8 per 2 ore, senza distanziamento e ovviamente senza mascherina, allora non c'è scampo. Il rischio a Natale è il contagio in ambiente domestico».
LE TERAPIE INTENSIVE
Scende ancora il numero di pazienti ricoverati in medicina Covid e in terapia intensiva. Attualmente sono 42 i posti occupati, 20 in meno in una settimana e uno in meno rispetto al giorno prima. Una diminuzione considerevole che però scaturisce non solo da guarigioni ma soprattutto dall'alta percentuale di decessi di pazienti in terapia intensiva. «Il nostro problema, come anche in Italia, è proprio questo», spiega Fazii, «è la carenza di posti letto di terapie intensiva. Quando un paziente entra in terapia intensiva resta ricoverato per settimane. Né ci si può augurare che ci sia un turnover veloce perché significa che ci sono molti decessi. Se ci sarà un aumento dei casi gravi, come è prevedibile nei mesi più freddi, il risultato sarà drammatico: le persone moriranno in casa, in auto, o nelle corsie d'ospedale perché non ci sarà la possibilità di intubarli. È una cruda realtà che non possiamo nascondere».
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