Fazii: cominciano tre mesi decisivi per battere il Covid

3 Febbraio 2021

Il virologo spiega quali sono i rischi e come comportarsi: dobbiamo resistere fino a maggio Nuova mappa dei casi: a Pescara mille casi in un mese, l’area metropolitana è la più colpita

PESCARA. A Pescara quasi mille casi in un mese, l’area metropolitana supera quota 2.350 positivi nel 2021. I numeri sui contagi dal 1° gennaio al 2 febbraio danno la fotografia reale della pandemia Covid in Abruzzo e individuano il nuovo epicentro.
Il virus si è spostato sulla costa e, nello specifico, nell’area metropolitana: se prendiamo i dati di Pescara, la città più colpita d’Abruzzo, e li aggiungiamo ai comuni limitrofi di Montesilvano, Francavilla, Spoltore e Città Sant’Angelo, sono quasi duemila i contagi. Se all’area metropolitana, inoltre, aggiungiamo anche Chieti, città capoluogo che favorisce gli scambi sociali e commerciali con il Pescarese, i positivi al Covid in questa area schizzano a 2.350.
Numeri che inducono gli esperti a lanciare appelli, soprattutto ora che l’Abruzzo è in zona gialla, affinché ci siano comportamenti responsabili perché la strada è ancora lunga. «Non è finita», avverte il virologo Paolo Fazii, «il virus circola ancora. I prossimi tre mesi saranno importanti. Bisogna tenere duro e uscire indenni da questa fase, sperando di tornare più tranquilli a maggio dove con il caldo il virus circola meno. Il fatto di essere tornati in zona gialla, però, non significa che ci siamo liberati del Covid. A mio avviso, dovremo convivere con questa brutta bestia per altri due-tre anni».
LA MAPPA DEI COMUNI. A destra pubblichiamo la tabella dei 113 comuni che dal 1° gennaio al 2 febbraio compresi hanno registrato almeno 10 casi di positività al Covid. La città più colpita è Pescara con 989 casi, una media di quasi 30 positivi al giorno. I dati nel capoluogo adriatico si fanno sempre più alti. Qui il virus corre velocissimo anche nelle scuole. Un’impennata di casi che ha portato alla chiusura di tre istituti fino al 14 febbraio, con oltre duemila persone, tra alunni, docenti e personale Ata in isolamento.
L’AREA METROPOLITANA. Pescara è la più colpita nel 2021, ma l’epicentro del virus racchiude una zona più ampia. Non si ferma solo al capoluogo adriatico, ma si allarga all’area metropolitana dove c’è maggiore aggregazione di persone.
Montesilvano conta 468 casi in un mese, Francavilla 261, Spoltore 195, Città Sant’Angelo 86. Numeri che sommati tra di loro sfiorano i duemila contagi. Numeri che, sommati anche a quelli di Chieti - il terzo comune per numero di casi (352) e che in qualche modo ha un ruolo strategico e di collegamento con il Pescarese - fa lievitare il totale a 2.351.
«È normale che l’area metropolitana sia la più colpita», spiega Fazii, direttore di Microbiologia e virologia clinica a valenza regionale della Asl di Pescara. «In questa area c’è maggiore aggregazione e quindi un maggior numero di persone che ci vivono e lavorano. Pescara ha 120mila abitanti, ma è una città che per 8-12 ore al giorno ospita altre 50-60 mila persone che vengono da fuori per lavorare».
«Stesso discorso vale per le scuole», aggiunge Fazii, «perché nel capoluogo adriatico vengono anche parecchi studenti della provincia. Una volta si diceva che a Pescara, in entrata e in uscita, circolavano 100mila autoveicoli al giorno. Questo rende l’idea del numero di incontri e di scambi sociali e commerciali che si hanno a Pescara e nell’area metropolitana. È questa l’unica chiave di lettura per spiegare l’incidenza dei casi in tale area».
COMUNI CON PIÙ DI 100 CASI. Pescara, Montesilvano, Chieti e poi c’è Ortona con 292 casi. A seguire Francavilla, Sulmona e Teramo (216), Giulianova (207), Spoltore, Roseto (193), San Salvo (190), Lanciano (186), L’Aquila (184), San Giovanni Teatino (167), Vasto (146), Avezzano (132) e Guardiagrele (102), finita al centro delle cronache nazionali per i casi riconducibili alla variante inglese.
NEL TERAMANO E AQUILANO. Numeri più bassi si registrano nella provincia di Teramo e dell’Aquila. Nel Teramano, nei comuni più piccoli si contano 75 contagi a Martinsicuro, 68 a Silvi, 67 a Cellino Attanasio e 59 a Notaresco. Nell’Aquilano, 59 a Tagliacozzo, 49 a Luco dei Marsi, 41 a Pratola Peligna e 34 a Balsorano.
IL CASO PIZZOFERRATO. Nel piccolo borgo del Chietino a gennaio è scoppiato un focolaio che ha fatto impennare a 67 i contagi in un mese, un numero elevato in rapporto al numero di abitanti (appena mille). La notizia rassicurante è che oggi a Pizzoferrato, come comunicato ieri dal sindaco Palmerino Fagnilli, la situazione è rientrata e si contano solo 13 persone positive.
COSA CI ASPETTA. Nell’analizzare il quadro epidemiologico attuale in Abruzzo, il virologo Fazii parte da una premessa. «La terza ondata non c’è stata», dice l’esperto, «la situazione di oggi è sicuramente più difficile rispetto a quella di dicembre, ma onestamente pensavo in un quadro peggiore tra gennaio e febbraio, considerando che questo è il periodo più freddo dell’anno». Cosa ci aspetta nei prossimi mesi? «Dobbiamo superare indenni questi tre mesi e a scollinare intorno al 15-30 maggio per stare più tranquilli, considerando che con il caldo il virus circola meno», risponde Fazii. «Con l’avvento dei vaccini e, si spera, in altre terapie, mi auguro che, così come avvenuto lo scorso anno, in estate la situazione possa essere più gestibile. Prevedo allo stesso tempo, però, che dovremo convivere con il Covid per altri due-tre anni».
L’APPELLO. Fazii si rivolge soprattutto ai più giovani perché «noto che nelle zone delle movida pescarese ci sono ancora troppi assembramenti». Il ritorno alla zona gialla, anche secondo l’esperto, non dev’essere tradotto in un liberi tutti, altrimenti si rischia di vanificare gli sforzi fatti finora.
«Ai ragazzi bisogna dire di non essere egoisti, ma di essere responsabili», dice Fazii. «Bisogna far capire che un comportamento scorretto può portare alla morte di persone vicine e non vicine a loro. È bene sapere che, purtroppo, di Covid si muore, oppure ci si ammala gravemente e non sappiamo quali possono essere le conseguenze future. Sappiamo, ad esempio, che ci sono sequele psicologiche: sembra che una persona su cinque ricoverata di Covid manifesti poi disturbi psichiatrici importanti. Ecco perché vanno sensibilizzati soprattutto i più giovani, quelli che tendono ad avere più socialità. O si rispettano le regole, oppure affondiamo tutti insieme», ripete con fermezza Fazii. «Chi esce senza indossare la mascherina e assume comportamenti da irresponsabile, pensi anche a noi operatori sanitari che tutti i giorni corriamo il rischio di ammalarci».
I NEGAZIONISTI. Il virologo, infine, punta il dito contro i negazionisti. «Farei fare loro un giro in ospedale: le persone con i caschi o intubate fanno impressione perfino a me che sono abituato. Di questa patologia si muore in un modo atroce, dopo settimane di agonia. La cosa più sconvolgente è che tra i negazionisti ci sono anche molti medici», conclude Fazii. «Questa cosa mi lascia esterrefatto. Personaggi del genere andrebbero sanzionati pesantemente perché non si rendono conto di quello che stiamo vivendo ormai da mesi e della gravità della pandemia».
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