Fazii e l’aumento dei ricoveri: «Vicini al picco dei contagi»

9 Marzo 2021

In regione 273 casi e 12 morti. L’esperto: «Con la variante inglese numeri altissimi»

Sempre più forte la pressione sugli ospedali abruzzesi a causa del Covid-19. Si registra, infatti, un nuovo incremento dei ricoveri, che passano dai 727 di domenica ai 749 di ieri. Il tasso di occupazione dei posti letto, ormai oltre le soglie di allarme da giorni, continua ad aumentare. I nuovi casi sono 273, ma sono emersi da un basso numero di tamponi. E ci sono altri dodici morti. Resta difficile la situazione nel Pescarese e nel Chietino, nonostante le zone rosse vadano avanti da più di tre settimane. «La zona rossa non ha dato i risultati aspettati perché c’è la variabile della variante inglese», sottolinea il virologo Paolo Fazii, il quale, alla luce dei dati, parla di un possibile «plateau», ma su «numeri altissimi».
ANCORA MORTI
Il bilancio delle vittime sale a quota 1.813. Superano quota 600 i decessi avvenuti dall’inizio dell’anno a ieri: sono ben 605. Del totale delle vittime abruzzesi, 1.330 - cioè il 73,4% - riguardano la seconda e la terza ondata di contagi. Solo nell’ultima settimana i decessi sono 104, quasi 15 al giorno. Dodici quelli segnalati nell’ultimo bollettino ufficiale, cinque dei quali relativi ai giorni scorsi ma comunicati solo ieri dalle Asl. Riguardano persone di età compresa tra 71 e 95 anni: due in provincia di Chieti, una in provincia di Teramo e nove in provincia di Pescara. Le sette vittime più recenti sono un 72enne di Penne, un 73enne di Chieti, un 74enne, una 86enne e un 95enne di Pescara, un 87enne di Miglianico e una 90enne di Bolognano.
NUOVI CASI
I 273 nuovi casi accertati nelle ultime ore sono emersi da un numero di tamponi molecolari più basso rispetto a quelli dei giorni scorsi, come avviene ogni lunedì. Sono stati processati 3.524 test: è risultato positivo il 7,75% dei campioni. La percentuale scende al 2,8% considerando anche i 6.152 test antigenici eseguiti. Dei nuovi positivi, il più giovane è un bambino di due mesi della provincia di Teramo, il più anziano è una donna di 95 anni del Chietino. Quelli con meno di 19 anni sono 48: undici in provincia dell’Aquila, otto in provincia di Pescara, 16 in provincia di Chieti e 13 in provincia di Teramo. Le località con più nuovi casi sono Chieti (15), Lanciano (12), Pescara (11), Pineto (11) e Tortoreto (11). A livello provinciale, l’incremento più consistente si registra nel Chietino (+96), seguito dal Teramano (+54), dall’Aquilano (+51) e dal Pescarese (+39).
RICOVERI
Gli attualmente positivi sono 121 in meno e arrivano a quota 13.444. Si registra un nuovo repentino aumento dei ricoveri: 665 pazienti, cioè 22 in più rispetto a domenica, sono ricoverati in ospedale in terapia non intensiva e 84 (invariato, al netto di decessi, dimissioni e tre nuovi accessi) sono in terapia intensiva. Al momento il tasso di occupazione dei posti letto è del 40% per le terapie intensive a fronte di una soglia di allarme del 30%, e del 45% per i ricoveri in area medica rispetto ad un valore limite del 40%. Gli altri 12.695 attualmente positivi (-143) sono in isolamento domiciliare. I guariti sono 42.510 (+379).
ZONE ROSSE
Resta delicatissima la situazione nel Pescarese e nel Chietino, dove la pressione sugli ospedali è fortissima, nonostante i territori, e in particolare l’area metropolitana, siano in zona rossa ormai da più di tre settimane. «Le maggiori restrizioni», afferma il direttore del laboratorio della Asl di Pescara, Paolo Fazii, membro del Gruppo tecnico scientifico regionale (Gtsr), «non hanno dato i risultati aspettati per due motivi: da un lato perché c’è la variabile variante inglese, mediamente più contagiosa del 50% rispetto al ceppo originario; dall’altro perché parte della popolazione non ha rispettato quelle misure».
VARIANTE INGLESE
«La zona rossa», prosegue l’esperto, «fa fatica con la variante inglese ma è comunque la strada maestra da seguire. L’importante è che sia rispettata, anche se spesso ciò non avviene. Queste misure», ribadisce, «hanno senso se vengono osservate, perché la variante è difficilissima da contenere». Proprio per questo, considerando che nel Pescarese e nel Chietino i numeri sono esplosi in anticipo e che la curva nel resto d’Abruzzo e d’Italia è in crescita solo ora, il virologo - forte del fenomeno vissuto in queste settimane a Pescara -, sottolinea che «è necessario trovare il modo di non far circolare il virus». L’esperto afferma che «solo nel mese di febbraio, nel mio laboratorio, abbiamo individuato 2.400 nuovi positivi, numeri che un anno fa sarebbero stati una catastrofe». Pescara e Chieti, inoltre, sono state a lungo al primo e al terzo posto in Italia per incidenza, con Bolzano in mezzo in seconda posizione. Dati che Fazii illustra come esempi, per spiegare quanto sia «difficile contenere la variante inglese».
SEQUENZIAMENTO
La variante individuata per la prima volta in Gran Bretagna solo nell’area metropolitana Pescarese è responsabile del 70% dei contagi. Ha quasi del tutto soppiantato il ceppo originario, divenendo predominante. Con l’aumentare dei positivi aumenta anche il numero dei pazienti che finiscono in ospedale e le terapie intensive che raggiungono valori mai visti prima: basti pensare che nella seconda ondata di contagi, fino ad oggi considerata la più dura, il record di pazienti in rianimazione era stato di 77 unità, mentre in questa fase, con i contagi che non accennano a diminuire, quella voce ha raggiunto quota 87, il cinque marzo. Tanti anche i giovani con sintomi importanti. Proprio per questo, per contrastare la corsa delle varianti, «bisogna sequenziare», dice Fazii. E infatti i due laboratori individuati dalla Regione Abruzzo per il sequenziamento - quello di Genetica molecolare test Covid-19 dell’Università di Chieti e l’Istituto Zooprofilattico di Teramo - sono al lavoro senza sosta: anche gli accertamenti delle ultime ore non fanno che confermare la predominanza della variante inglese.