Febbo parla tre ore in procura: nessuna tangente, ecco le prove

29 Maggio 2021

Il consigliere regionale si difende: «Con l’imprenditore Marinelli solo sporadici incontri, a Natale mi ha mandato due pacchi ma non li ho neanche scartati». Sui soldi in banca: «Sono i miei risparmi»

PESCARA. «Mi sono tolto questo peso». Sono le prime parole pronunciate dal capogruppo di Forza Italia in Regione, Mauro Febbo, appena terminato l’interrogatorio di ieri mattina di oltre tre ore davanti al pm Andrea Di Giovanni (c’erano anche due investigatori di finanza e squadra mobile) che conduce l’inchiesta su alcune sospette attività dell’imprenditore pescarese Vincenzo Marinelli: indagine che vede l’esponente politico indagato con l’ipotesi di reato di corruzione, in relazione alla realizzazione del polo oncologico pediatrico dell’ospedale di Chieti. «Ho fornito al pm un malloppo di carte e ampiamente documentato la mia contrarietà e il mio affossamento a quella progettazione», prosegue Febbo, «è stato un colloquio tranquillo, il pm ha fatto parlare solo me: poche domande». Una affermazione che lascia quindi intendere che la procura non ha scoperto le sue carte e d’altronde non poteva essere diversamente visto che questo interrogatorio era stato sollecitato dalla difesa e non dalla procura. «Ho detto al pm che con Marinelli ho avuto solo qualche sporadico incontro», aggiunge Febbo, «dove si è parlato più che altro di calcio. Ho detto anche di aver ricevuto a Natale un paio di pacchi da Marinelli che non ho neppure scartato: non bevo superalcolici, i miei amici sanno che mi piace il cerasuolo. E comunque mi ha regalato anche un paio di scarpette da calcio, ma con il numero sbagliato».
Più tecnica, invece, la dichiarazione rilasciata dall’avvocato Massimo Cirulli che assiste Febbo: «È stato un interrogatorio lungo, esaustivo, una difesa appassionata, documentata e persuasiva», dice il legale, iniziando subito a parlare della cassetta di sicurezza scoperta dagli investigatori durante la perquisizione e che conteneva 227mila euro in contanti e 280mila in assegni. «Quanto alla cassetta», spiega appunto Cirulli, «abbiamo documentato che si tratta di proventi dell’attività professionale di Febbo accumulati in un quarantennio e destinati alla figlia che era l’intestataria. Poi abbiamo fornito giustificazioni in ordine alla documentata opposizione di Febbo a quel project financing, prima in qualità di presidente della commissione vigilanza, poi come assessore regionale, alla costruzione del polo oncologico di Chieti che seguiva quello presentato dalla Maltauro che aveva ad oggetto la ricostruzione dell’intero complesso ospedaliero: un project peraltro non conveniente per la finanza pubblica. Febbo ha anche spiegato di non aver avuto rapporti con Marinelli, di averlo incontrato in rare occasioni nelle quali si è parlato più di calcio che di altro». Poi l’avvocato entra nel cuore dell’inchiesta che riguarda il suo assistito e cioè il reato di corruzione e i soldi che la procura asserisce siano stati presi da Febbo: «Una cosa è chiara», afferma con decisione Cirulli, «certamente non ci sono state azioni corruttive o erogazioni di utilità diverse. Abbiamo fornito chiarimenti sugli assegni presenti nella cassetta di sicurezza che riguardano operazioni assolutamente tracciabili: assegni scaduti, peraltro da restituire». E sul coinvolgimento di Febbo in questa inchiesta ad ampio raggio che spazia su filoni diversi di indagine e dove si contano al momento più di 20 indagati, fra cui anche altri politici regionali quali Lorenzo Sospiri, Sabrina Bocchino, Silvio Paolucci e l'ex parlamentare Fabrizio Di Stefano, il legale afferma: «Non conosciamo le fonti di prova e quando ho chiesto al pm l’ammontare di questa dazione che viene attribuita a Febbo nella contestazione provvisoria, lui non mi ha risposto e non era tenuto a farlo. Certo potrebbero esserci delle intercettazioni telefoniche o ambientali che spesso però possono essere equivocate. Certamente non ci sono documenti contro Febbo, anzi quelli che esistono sono a favore del mio assistito». E qui si parla dell’iter del project che Febbo ha spiegato al pm, riferendo di come sia stato lui ad affossare quel progetto. Project che partiva da quei circa 4 milioni e mezzo di euro che la Protezione civile, tramite la Regione, avrebbe versato alla Asl per la costruzione di una parte dell’ospedale: soldi che poi sarebbero stati spostati sul polo oncologico dove però esisteva una sorta di “penale”, diciamo così, imposta dalla Regione alla Asl, del 10% qualora non fossero stati rispettati i tempi. Poi Febbo la fece salire al 20% e Marsilio la portò addirittura al 40% facendo diventare l’operazione non più conveniente per il privato. Da qui il presunto pressing di Marinelli che aveva saputo (non si sa da chi perché si trattava di carte riservate della giunta) che Febbo si era messo di traverso e voleva spiegazioni da lui. Si sarebbero incontrati più volte nell’ufficio di Febbo e quest’ultimo sarebbe andato una volta anche in quello di Marinelli. Una delle poche domande formulate dal pm avrebbe invece riguardato eventuali pressioni ricevute da Febbo da parte di altri esponenti politici: «Assolutamente no», avrebbe risposto l’ex assessore. «Adesso», conclude l’avvocato, «ci aspettiamo una richiesta di archiviazione da parte del pm: non certo domattina perché siamo consapevoli che l’indagine ha bisogno di riscontri e che ci sono doversi indagati. Ma siamo comunque fiduciosi».