Fece arrestare 4 trans per rapina Ma un filmino smentisce il cliente

Il giudice assolve con formula piena i colombiani accusati da un uomo di Pineto ad aprile di due anni fa Il giovane è stato ritenuto inattendibile: il video hard lo ritrae nell’appartamento mentre assume cocaina
PESCARA. Con la sua denuncia aveva fatto arrestare quattro trans colombiani che la notte del 13 aprile del 2019 lo avevano aggredito e derubato di soldi e telefonino mentre si trovavano nel loro appartamento a Montesilvano. Tutto per una prestazione sessuale sulla quale non si era trovato l'accordo economico.
Ma il processo che ne venne fuori (davanti al gup con il rito abbreviato, dopo che il pm aveva chiesto il giudizio immediato), aveva capovolto quella ricostruzione attenta e precisa fatta dal cliente di Pineto, portando il giudice Elio Bongrazio ad assolvere tutti e quattro i trans con la formula piena. E oggi, con le motivazioni della sentenza, viene fuori che quell’assoluzione dipese soprattutto dall’assoluta inattendibilità del cliente che aveva fornito ai carabinieri una ricostruzione dei fatti non veritiera, tacendo il fatto che si trattò di un festino a sfondo sessuale con cocaina in abbondanza.
I quattro avevano sin dall’inizio fornito una loro versione dei fatti cui non venne dato peso, mentre fu privilegiato il racconto del denunciante. Ma davanti al giudice i colombiani hanno ricostruito quella notte, fornendo anche un filmato girato da uno di loro con il telefonino. Filmato che il cliente, intento a sniffare cocaina e alle prese con gli altri tre, non ha potuto negare.
Quella notte il cliente era andato in quell’appartamento di Montesilvano dove vivevano i trans (dopo un contatto preso via Internet su un sito specializzato) e aveva avuto un rapporto con Camila. Poi «vi era tornato a tarda notte», scrive il giudice, «dopo che aveva acquistato cocaina utilizzando 200 euro» che proprio Camila «gli aveva prestato ottenendo in garanzia il cellulare del cliente». Quest’ultimo, peraltro, era già conosciuto dai colombiani e quella notte, «dopo aver indossato i suoi abiti da donna, gli aveva chiesto di effettuare un video mentre consumava un rapporto sessuale con altri suoi due amici».
Il cliente, dopo aver visionato quel filmato, non ha potuto far altro che cambiare parzialmente versione. E il giudice in sentenza evidenzia tutte le incongruenze del racconto della parte offesa: «È inverosimile», spiega il gup, « la circostanza che gli imputati, per l’esigua somma di 50 euro, avrebbero gratuitamente messo a disposizione anche lo stupefacente in quantità non esigua come è possibile constatare dalle immagini del video».
«Tali rilevanti contraddizioni non risultano giustificabili», conclude il giudice nella sentenza, «dall’imbarazzo della parte offesa di dover raccontare un episodio che avrebbe rivelato le sue inclinazioni sessuali, dato che egli stesso, nella prima querela aveva affermato di aver voglia di fare sesso con un transessuale, e non consentono di ricostruire con sufficiente chiarezza quanto accaduto la notte del 13 aprile 2019». Il pm aveva chiesto la condanna a quattro anni di reclusione per ciascuno dei quattro colombiani.

