Federica oggi è mamma e lavora alla Ricostruzione

18 Gennaio 2021

La figlia di Piero e Barbara Di Pietro nella segreteria del commissario straordinario: faccio quello che non fu fatto per Rigopiano

PESCARA. Un anno fa, di questi tempi, stava per andare a discutere la sua seconda tesi, uno studio su quanto i limiti della burocrazia, nella pubblica amministrazione, avessero pesato sulla tragedia di Rigopiano. Oggi Federica Di Pietro, orfana con la sorella Fabrizia, di Piero e Barbara, la coppia di Loreto tra le 29 vittime di Rigopiano, non solo è diventata mamma, ma dalla segreteria tecnica del commissario straordinario per la ricostruzione Giovanni Legnini, dove lavora dallo scorso marzo, dà voce alle richieste di aiuto dei cittadini terremotati. «Questa esperienza mi è caduta dal cielo», racconta, «perché mi permette di dimostrare che nel mio piccolo posso mettere in pratica quello che, chi doveva, non ha fatto per Rigopiano. Ho potuto mettere in pratica quello che ho scritto nella mia tesi.
In che modo?
Nella segreteria tecnica, tra le tante cose di cui ci occupiamo, una in particolare mi sta a cuore. È il monitoraggio, voluto fortemente sin dall’inizio dal commissario Legnini, di tutta la corrispondenza, di tutte le richieste arrivate dai cittadini, professionisti e in generale di tutte le anime del centro Italia. Domande rimaste inascoltate a cui finalmente abbiamo dato voce. Ecco, leggere che le persone chiedono aiuto, chiedono di poter tornare nelle proprie case e di non essere lasciate nelle casette di legno assegnate loro dopo il terremoto, mi ha fatto pensare alla richiesta di aiuto dei 40 prigionieri di Rigopiano. Anche loro chiedevano di tornare a casa, di essere ascoltati. Ecco, io il mio dovere l’ho fatto e continuo a farlo, portato alla luce le richieste di aiuto delle persone, le loro storie. Ne sono venute fuori delle ordinanze, misure concrete.
Sei diventata anche mamma, tante cose tutte insieme.
L’anno scorso con la tesi su Rigopiano ho chiuso un cerchio. Per tre anni ho dedicato tutte le mie energie a mettere per iscritto la verità di Rigopiano, venuta fuori leggendo gli atti del processo, le intercettazioni tra politici, dirigenti e amministratori, le telefonate e le richieste di aiuto. Poi ho incontrato Alberto, ci siamo amati subito e sono rimasta incinta mentre iniziavo a lavorare alla segreteria tecnica del commissario straordinario sulla Ricostruzione. È successo tutto insieme, segno che con quella tesi ho davvero chiuso un cerchio.
Che mamma sei?
Mi sento sempre figlia. Anche se l’indipendenza emotiva dai miei genitori l’avevo già raggiunta prima della loro morte, oggi se mi guardo allo specchio vedo sempre Federica figlia. Il fatto che sia diventata mamma è un’emozione indescrivibile, ma questa gioia immensa non ha niente a che vedere con il dolore e il vuoto che stanno sempre là. Lo dico sempre a chi mi vuole bene e cerca di mettersi nei miei panni: è impossibile, perché è una voragine nera e solo noi che l’abbiamo vissuta abbiamo anche le ali per starci dentro. È come se cadi in un burrone e non risali più, ma almeno Dio ci ha dato le ali per viverci. L’emozione di diventare mamma è stata immensa ma non ha riempito questa sofferenza che mi accompagnerà per tutta la vita.
Come si chiama tuo figlio?
Fabrizio Maria. Non l’ho voluto chiamare come mio padre, Piero, per il fatto che il nome non mi piace, ma da quando ho saputo che aspettavo un maschio ho pregato ogni singolo giorno affinché questo bambino fosse sano e felice e avesse il volto di mio padre. E quando è uscito dalla mia pancia dopo 30 ore di travaglio e Alberto mi ha detto piangendo che era uguale a mio padre sono stata felicissima. Mi escono le lacrime quando oggi guardo mio figlio e lo vedo uguale a papà. Nel suo viso vedo due persone in una, è la cosa più bella che mi poteva succedere.
Che cosa racconterai a Fabrizio di Rigopiano e dei nonni che non ha conosciuto?
Premesso che mi fa stare male pensare che Fabrizio non potrà avere fisicamente mia madre e mio padre vicino, quello che è successo è talmente grande che non posso non coinvolgerlo. Fa parte di me e farà parte anche della vita di mio figlio. E poi la memoria va coltivata, mi auguro di essere per lui, da un punto di vista dei valori e dell’etica, quello che mio padre è stato per me, motore incessante in questi tre anni di ricerca della verità.
Chi è oggi Federica, quattro anni dopo la valanga di Rigopiano?
Sono la Federica di sempre, con un’enorme vitalità. Cerco di far rispettare e di fare quello che avrei voluto fosse stato fatto nei confronti dei miei genitori. Posso anche sbagliare, perché umanamente si può sbagliare. Ma la responsabilità no, è un’altra cosa. Oggi mi sento sulla mia strada, consapevole di tutto, felice. Mi sento piena.
Chi ti ha aiutato?
L’amore dei miei genitori è il motore di tutto. Nonostante le mille difficoltà, con il loro amore mi sento invincibile. E poi Alberto, incontrarlo è stato un dono del cielo. (s.d.l.)