Ferì la moglie con una bottiglia, dentista accusato di tentato omicidio: ora sceglie l’abbreviato

Pescara, il caso alla vigilia di Natale. Il professionista pescarese le aveva lanciato una bottiglia di vetro che si ruppe ferendola al collo. Dopo l’arresto e i domiciliari, con la possibilità di andare a lavorare, il prossimo ottobre l’udienza
PESCARA. Ha scelto la strada del rito abbreviato davanti al gup Mariacarla Sacco il noto dentista pescarese F.D.V., 63 anni, che alla vigilia di Natale dello scorso anno avrebbe tentato di uccidere la moglie colpendola al collo con una bottiglia di vetro piena di acqua che si ruppe nell’impatto, causando una larga ferita alla donna che rischiò di morire e venne operata d’urgenza. Il percorso giudiziario del medico è stato altalenante. Ci fu l’immediato arresto del professionista con la convalida disposta dal giudice che poi però accolse l’istanza della difesa di arresti domiciliari. Lì il problema era che, secondo il giudice, mancava il dolo omicidiario, «tenuto conto dell’obiettiva inidoneità letifera di un colpo di bottiglia di vetro integra sul collo, che sarebbe stato sicuramente ravvisabile nel caso in cui il colpo sul collo fosse stato sferrato con una bottiglia già precedentemente infranta».
Sta di fatto che il medico va ai domiciliari, anche con la possibilità di uscire per andare al lavoro nel suo studio professionale. Il pm Gabriella De Lucia, che ha sempre sostenuto la tesi del tentato femminicidio, fa ricorso contro la decisione del gip Francesco Marino e il tribunale le dà ragione, per cui il dentista torna nuovamente in carcere. Dopo qualche settimana, il nuovo difensore, l’avvocato Vincenzo Di Girolamo, presenta istanza per i domiciliari, sempre con la possibilità di poter lavorare, e raggiunge il suo scopo.
Nel frattempo, era stata anche avviata la causa di separazione tra i coniugi ed era stato trovato anche un accordo economico. Alla luce dei vari sviluppi, la difesa ha quindi deciso di chiudere la vicenda davanti al gup con un rito abbreviato subordinato all’escussione della figlia della coppia (che ha quattro figli di cui uno minorenne), in relazione a una delle contestazioni mosse dalla procura. Perché, oltre al tentato omicidio, il dentista deve rispondere anche di maltrattamenti in famiglia (reato per il quale la difesa vuole ascoltare la figlia) e lesioni personali.
Stando alle indagini, l’episodio del tentato omicidio sarebbe stato soltanto l’ultimo di una serie di vicende familiari molto pesanti che il pm ha compendiato nel capo di imputazione. Sta di fatto che la vigilia di Natale del 2025 ad avvertire la polizia furono in due: un vicino di casa e uno dei quattro figli della coppia. La vittima, strillando, voleva allontanarsi da casa dopo l’aggressione: perdeva molto sangue e riuscì ad aprire la porta d’ingresso e a scendere le scale. In strada venne recuperata da una ambulanza che nel frattempo era stata chiamata dal vicino di casa e trasportata in ospedale. Intanto il marito, che aveva anche tentato di trattenerla a forza in casa, sotto gli occhi di uno dei due figli, aveva iniziato a ripulire dal sangue le scale e il portone, mentre uno dei figli (in quel momento in casa erano in due mentre gli altri due sopraggiunsero subito dopo) scattò di nascosto alcune foto in cucina, teatro dell’aggressione (con i cocci di vetro a terra e il sangue dappertutto), prima che il padre iniziasse a ripulire anche lì. Una decisione, quella del figlio, che lascia trasparire un rapporto molto conflittuale tra i coniugi.
La vittima diede dell’episodio la medesima ricostruzione fornita dall’indagato sul fatto che la bottiglia si ruppe soo dopo il colpo al collo. Sta di fatto che successivamente la donna riferì agli investigatori, e quindi al pm, dei presunti maltrattamenti ricevuti negli anni dal marito: pugni in viso; un vaso rotto in testa alla vittima; un precedente intervento dei carabinieri, qualche giorno prima del fatto più grave, sempre per una aggressione subìta dalla donna.
Adesso, a ottobre prossimo, l’udienza davanti al gup per il rito abbreviato, dopo che il giudice ha deciso di accettare la richiesta di esame della figlia dell’indagato per chiarire la questione dei maltrattamenti in famiglia. La difesa potrebbe tentare la derubricazione del reato di tentato omicidio in lesioni personali gravi.
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