Ferita anche l’arte, unità di crisi all’opera

25 Agosto 2016

Il ministero attiva i tecnici. Chiese e centri storici devastati, crepe nel duomo di Urbino. Danni a Norcia

ROMA. Con le sue case medievali ancora in piedi dopo secoli e terremoti, le chiese potenti, le mura, i conventi e soprattutto il particolare impianto urbanistico che ricostruisce la graticola che fu il martirio di San Lorenzo, la cittadina di Amatrice era considerata un piccolo capolavoro tutto da studiare. Tanto che proprio in questi giorni un gruppo di lavoro della Facoltà di architettura Roma avrebbe dovuto consegnare al sindaco un lavoro di censimento delle abitazioni di epoca medievale. Ma anche il vicino paese di Accumoli, con una storia che risale ai primi decenni del Mille, e poi attraversa i secoli passando sotto i Medici (a loro fu venduta nel 1643 per 19.800 ducati) e quindi al regno di Napoli, vantava mura, porte medievali, resti di bastioni, chiese, palazzi. Con il Medioevo su cui felicemente si erano innestate testimonianze barocche.

Un quadro «grave», sottolineano dal ministero della cultura, anche perché riguarda un territorio «molto vasto, ricchissimo di beni culturali diffusi». E poi da Arquata del Tronto, che vantava rare porte ad arco acuto datate al ’600. A Norcia è stata ferita la Basilica e non sono state risparmiate le mura. Mentre la scia di orrore ha toccato anche Urbino, dove nella Cattedrale, già lesionata in passato, sono apparse nuove piccole crepe. E controlli dovranno essere fatti anche nel delizioso borgo di Scheggino. Il danno per la rovina di tante piccole grandi testimonianze di storia e di arte di Lazio, Marche, Umbria, persino Abruzzo è grave. E se la priorità in queste ore va com’è giusto alle persone, anche la macchina per il recupero del patrimonio è scattata all’alba, con le unità di crisi delle regioni coinvolte già all’opera per organizzare i soccorsi e i carabinieri dei beni culturali che già presidiano le chiese sventrate, le abbazie, per impedire a ladri, vandali, sciacalli, di razziare quadri, candelabri, pale d’altare. «L’esperienza dell’Aquila e poi dell’Emilia è stata fondamentale - sottolinea il prefetto Fabio Guttuso Carapezza, voce del Mibact all’interno del Comitato Operativo Nazionale - c’è una direttiva di Franceschini che raccoglie quelle esperienze e che articola tutte le fasi del soccorso, in modo che si possa fare una valutazione dei danni ed intervenire anche prima del restauro definitivo, per esempio con cerchiaggi di campanili e torri prima che crollino».

La parola d’ordine è fare squadra, puntando «all’interazione di tutte le forze in campo». Un modello di intervento, assicura, «che questa volta consentirà di percorrere tutte le fasi del recupero, senza ricorrere a commissari straordinari». Oggi si riunirà l’Unità di crisi del Mibact. «Ci vorrà ancora un po’ per avere accesso ai luoghi più colpiti, spiega Antonia Pasqua Recchia - ma nei luoghi più lontani dall’epicentro, i tecnici sono già al lavoro».