Ferita ragazza abruzzese: «Ho avuto paura di morire, ma voglio aiutare gli altri»

11 Settembre 2023

Sarah Antresini, 31enne pescarese, racconta i 25 secondi di terrore a Marrakech «Temevo che crollasse tutto, la gente è andata in strada con coperte e cuscini»

PESCARA. Non riesce più a dormire in casa, dall’altra notte. Ha chiesto ospitalità a un cugino e dormono in giardino, perché la paura è ancora enorme, il ricordo della scossa nitidissimo. Sarah Antresini, una 31enne cresciuta a Pescara che sta per aprire una attività in Marocco, racconta da Marrakech come sono stati quegli interminabili secondi e tutto ciò che è successo dopo la scossa. E intanto si adopera per aiutare chi ha bisogno, nelle zone dove il terremoto ha creato danni maggiori. Ha messo insieme delle coperte, pane e altro materiale da regalare a chi è rimasto senza niente. E il suo pensiero, in queste ore di emergenza, va in particolare a chi vive nelle zone meno sviluppate, che nulla hanno a che fare con Marrakech, «una città viva e in espansione» dove ieri i negozi stavano riaprendo, dopo un giorno di stop, puntando immediatamente alla ripresa, nonostante questa località sia stata «particolarmente colpita» dalla scossa.
Sarah sta bene, in casa sua ci sono delle crepe al muro (è comunque abitabile), ma è ancora «molto spaventata» e di sera avverte «l’agitazione, rivedo tutte le immagini del terremoto», dice al telefono. E le immagini sono queste. «Ero a casa con delle amiche, eravamo tutte in piedi, dopo cena. Ho sentito un rumore che era simile a quello di un camion di passaggio, ma mi sono subito detta che era impossibile, visto che vivo in un residence chiuso, a ferro di cavallo, con una hall. È stato allora che ha cominciato a muoversi tutto, anche la tv. E quel tremore è via via aumentato, i piatti della cucina sono caduti, ho creduto che stesse per crollare tutto, ho guardato il soffitto e ho pensato “Quando cadi?”. In quei 25 secondi (ma chissà se sono stati 25?) ho pensato di morire, mi sono chiesta cosa avrei potuto fare in caso di crollo, sono uscita sul balcone e sono subito rientrata, richiamata dalle amiche. Mi è caduta addosso, sui piedi, una struttura di ceramica bella pesante, appena comprata, che mi ha tagliato all’altezza del piede. Siamo scese giù, c’erano tanti turisti: chi in pigiama, chi in mutande, chi in accappatoio, gente scalza se non ferita, e qualcuno è rimasto chiuso in ascensore».
Quando è accaduto tutto erano le 23.11. La prima cosa che Sarah ha pensato di fare è stata chiamare il padre su Whatsapp, per sentirlo, tranquillizzarlo. «Erano le 23.14. E ricordo che mentre parlavo con lui già sentivo le ambulanze, sulla strada principale. Dopo 10 minuti quella strada era intasata. Intanto mia zia cercava di mettersi in contatto con me da Casablanca, ma non ci riusciva».
Pur essendo ferita al piede non si è «azzardata ad andare in ospedale» ma dopo due ore «ho raggiunto in auto la medina, dove ci sono stati più crolli, per capire se avevano bisogno di aiuto e ho trovato le mura della città antica quasi tutte a terra o danneggiate, la gente in strada, con coperte e cuscini. Sono rimasta in giro fino alle 3, alle 4 ho sentito un’altra scossa», dice ancora.
Il bilancio è pesante ma Sarah è certa che si può guardare al domani con ottimismo. «Nell’indole dei marocchini non c’è resa, anche davanti alle difficoltà più grandi. Persino chi non ha niente riesce ad essere positivo» eppure andando oltre Marrakech, arrivando nelle zone montane, l’arretratezza è ancora evidente, «con case di argilla e paglia e bambini che percorrono 4 chilometri a piedi per andare a scuola, quando ci vanno».
Adesso è il momento di aiutare chi ha bisogno e Sarah non ha perso tempo, da questo punto di vista, procurandosi coperte e pane perché punta «a raggiungere la zona dell’epicentro».
E il piede? Ha tentato di farsi medicare in una clinica privata ma «per 4 punti di sutura (che non ho messo) mi hanno chiesto 450 euro, e ho pagato 40 euro solo per essere entrata». La 31enne pescarese, che conosce bene il Marocco da quando era piccola e parla bene la lingua, guarda avanti, al suo futuro in quella terra «dove c’è voglia di fare e una prospettiva per i giovani». E avverte che la ripresa post sisma si respira già, nella sua zona, con la riapertura dei negozi. Venerdì era tutto chiuso, «oggi riaprono», diceva ieri, «e qui non si vedono grandi cambiamenti», nonostante tutto.