Ferro di cavallo demolito La roccaforte in macerie

PESCARA. Non c’è più il Ferro di cavallo, simbolo dell’illegalità pescarese, a partire dallo spaccio di droga. È finito l’abbattimento dei 120 appartamenti nel cuore di Rancitelli, in via Tavo: a...
PESCARA. Non c’è più il Ferro di cavallo, simbolo dell’illegalità pescarese, a partire dallo spaccio di droga. È finito l’abbattimento dei 120 appartamenti nel cuore di Rancitelli, in via Tavo: a terra, sull’asfalto solcato da generazioni di famiglie rom, resta un cumulo di macerie. Qui, il cortile circondato dalle abitazioni popolari gialle e invaso dai rifiuti era stato anche teatro di un omicidio: era il 12 luglio del 2012 quando il 42enne Tommaso Cagnetta veniva ucciso per caso. E quel colpo di pistola sparato da Angelo Ciarell non era diretto a lui, ma a una coppia di tossicodipendenti colpevoli di aver pagato 10 euro in meno per un po’ di dosi di cocaina, 70 euro al posto degli 80 pattuiti.
Gli atti giudiziari raccontano così il passato recente del Ferro di cavallo: «Un complesso di insediamento popolare indicato quale vero e proprio fortino della droga». A colpi di ruspa, è scomparsa la «roccaforte» della mafia di Rancitelli, la malavita autoctona che si comportava come le organizzazioni di stampo mafioso secondo tre principi cardine: lo spaccio di droga gestito come un’attività imprenditoriale, le intimidazioni per rimuovere gli ostacoli alla massimizzazione del guadagno e l’esibizione del potere con le spedizioni punitive davanti a un pubblico di spettatori e i fuochi d’artificio nella notte per riabbracciare i sodali in uscita dal carcere. «Un sodalizio», recita l’ultima sentenza della Cassazione, «ben individuato col chiaro riferimento al luogo in cui lo stesso ha la propria roccaforte». E quella «roccaforte» era proprio il Ferro di cavallo: «Un gruppo criminale organizzato dedito principalmente alla gestione degli affari illeciti legati al traffico di stupefacenti, avente la disponibilità di armi e sede nel Ferro di Cavallo».
Adesso, con la base ridotta in fantumi, lo spaccio di droga non è affatto finito: ora è un affare diffuso e sparso nelle altre case popolari del quartiere. In questa situazione, parte la fase 2 in via Tavo: la ricostruzione di due palazzi con 56 alloggi e una piazza centrale. «Il progetto della demolizione e ricostruzione del Ferro di cavallo», recita la relazione firmata dall’architetto Rita Di Bucchianico, «nasce dalla necessità di dare un segno forte e tangibile di rinnovo architettonico e sociale di una parte di città che presenta molti aspetti problematici, sin troppo noti».
Il progetto prevede la ricostruzione di 56 appartamenti in due palazzi di 5 piani oltre il piano terra che, secondo Comune e Ater, potrebbe ospitare negozi e uffici. «La configurazione urbana», dice l’architetto, «abbandona la logica del volume denso e compatto, lineare e assertivo, favorendo una disposizione modulare con disposizione più morbida e fluida. Lo spazio centrale, tra i due corpi edilizi, accoglie la nuova piazza, quale nuovo spazio pubblico per le attività culturali collettive. Al piano terra – tra i blocchi modulari dei sistemi di distribuzione verticale delle scale e degli ascensori – sono previsti spazi per servizi e piccole attività per il quartiere, così da favorire fortemente una vitalità e un controllo sociale dello spazio pubblico e della nuova piazza». (p.l.)

