Festa ai Colli, 91 anni di ricordi

7 Giugno 2015

Il racconto del “decano” Armando Innocenti: ho cominciato con la questua, non smetterò mai

di Flavia Buccilli

PESCARA

Da quando era un bimbetto gira ogni anno per le strade dei Colli e dell’intera provincia di Pescara per raccogliere fondi da destinare ai festeggiamenti in onore della Madonna dei Sette Dolori. Con lo stesso entusiasmo di allora Armando Innocenti (nella foto in alto a destra) assolve al suo compito ancora oggi, a 91 anni, e in qualità di “deputato onorario” del Comitato festa affianca con impegno la giunta esecutiva, mosso da una devozione sconfinata per la Madonna. Indossa esclusivamente abiti, ha la penna perennemente infilata nel taschino e i versi della Passione di Gesù sempre sulla bocca, pronto a cantare come se fosse il Giovedì Santo. Armando è un punto fermo per il vice presidente del comitato, Antonio Renzetti, e per il segretario Aldo De Vincentiis, che ripercorrono con lui le tappe di questo appuntamento centenario (il primo è datato 1757), il più importante della città come tengono a sottolineare ricordando che la prima festa fu organizzata con 10 lire.

Signor Innocenti, qual è di preciso il suo compito?

Partecipo all'organizzazione della festa da quando avevo 10 anni e andavo in giro insieme a mio padre, Carmine. Da sempre mi occupo della questua, cioè della raccolta di fondi nelle case. Prima si girava in tre, mentre adesso si va in coppia. Fino all’anno scorso mi muovevo con Nello Berardinelli, ma qualche mese fa è morto. Poi, finita la giornata, facevamo i conti e portavamo tutto al comitato. Quest’anno ho bussato a cento porte.

E com'è l’accoglienza?

Ci sono di tutte le “razze”: c’è chi ti accoglie, chi non ti fa neppure parlare e chi bestemmia. Prima nessuno ci diceva male, davano quello che avevano, perfino l’olio o altri beni di prima necessità. E chi non aveva niente a disposizione ce lo veniva a portare in un secondo momento.

Quanto si lavora prima di arrivare alla festa?

Si comincia a settembre, ottobre, poi il carico di lavoro più grande c’è dall’inizio dell’anno e si finisce a luglio. Ma noi ci occupiamo anche della processione del Venerdì Santo, quindi c’è molto da fare.

Come ricorda la festa di un tempo?

Prima non c’erano i soldi e c’era più affiatamento, mentre ora si vive meglio, c’è il benessere. Questo influisce anche sulla nostra festa. Non riesco a dimenticare i fedeli che venivano da fuori, anche da Teramo e Giulianova, e dormivano a terra davanti alla chiesa, che era aperta pure la notte. Portavano i viveri e si sistemavano sui marciapiedi e noi pensavamo a chi non aveva da mangiare. Ora ci sono comunque tanti fedeli, ma si nota meno perché vengono con le macchine. Una volta, poi, la processione passava davanti al camposanto di via Colle di mezzo, quando le case Gescal non c’erano. Ricordo che venivano perfino a piedi, senza scarpe, perché tenevano alla Madonna, e quando tornavano a casa stavano bene, come “padreterni”.

Ci sono degli aneddoti che le sono rimasti impressi?

Mi raccontava mio padre, ma non so quando sia successo, che un anno il prete non voleva fare la festa e una nuvola, sì una nuvola soltanto, si piazzò sulla casa del prete e un fulmine cadde sulla sua camera da letto, provocando un crollo. Dopo questo episodio hanno organizzato la festa in 24 ore. E sempre in tema religioso si dice di uno che ha donato alla parrocchia di San Gabriele 600 lire. Un amico lo ha criticato, gli ha detto che erano soldi buttati al vento ed è rimasto folgorato.

E in questi giorni di festa, qual è il suo compito?

Io sto in chiesa vicino alla statua della Madonna, controllo la gente che entra e esce e consegno i santini. Ma devo anche stare dietro a mia moglie malata.

Come sono i rapporti con il resto del comitato e qui ai Colli?

Io rispetto chi mi rispetta e saluto tutti. Conosco tutti, anche se è pieno di “forestieri”. Prima eravamo una grande famiglia, qui ai Colli: c’erano meno soldi ma eravamo più uniti, ora ci sono troppe comodità.

Qual è il momento più bello della festa?

L’apertura, con la processione e il rientro, i canti. Ricordo quando ero piccolo e mia sorella mi portava a messa alle 11 e alla fine si cantava.

Come sono cambiati i Colli?

Prima era un deserto, c’era una casa ogni duecento metri ed era tutta breccia, mentre ora è pieno di case. Non me l’aspettavo questa trasformazione.

Qual è il momento più bello dell'organizzazione?

E' tutto bello, ma a me piace la musica (e comincia a canticchiare ndc).

Ci sono molti ragazzi tra i devoti?

Sì certo ci sono. C’è di tutto: giovani, anziani, “mezzani”. E il 90 per cento di chi arriva qui in questi giorni entra in chiesa, anche se solo per pochi minuti.

Come sono stati vissuti gli ultimi furti della corona, poi recuperata?

Qui l’hanno presa male, anche perché la Madonna ha fatto tante grazie. Tante malattie sono andate a posto, e prima c’erano gli ex voto, in chiesa.

Fino a quando continuerà a lavorare nel Comitato?

Finché ci sarò, continuerò. Se mi levi questo sono finito.

Nella vita è stato prima contadino e poi muratore, ha tre figli. Dicono che è già pronto per la prossima festività religiosa: l’esibizione nelle 90 strofe della Passione del Giovedì Santo. È vero?

Ho il quaderno, so tutto a campanella, e farei piangere chiunque se cantassi ora. Ora, però, c’è da pensare a concludere bene i festeggiamenti in onore della Madonna, portando avanti ognuno il proprio compito. I piccoli e grandi problemi da risolvere sono tanti, in questi giorni, le leggi sono sempre più rigide, e l'impegno necessario è enorme.

Ma lui ci crede, così come De Vincentiis, Renzetti, e tutti gli altri componenti del Comitato (37 persone, compreso il parroco). E poco importa se le offerte sono via via diminuite, con il passare degli anni, a fronte dei costi esorbitanti da sostenere.

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