Festa «decaffeinata» da rifondare

1 Maggio 2017

Sindacalisti e parlamentari di sinistra: il mondo è cambiato, ma il lavoro resta centrale

PESCARA . Ma la festa del Primo maggio è ancora sentita, tra i lavoratori, come lo era un tempo? Li mobilita ancora? O è diventato un appuntamento dove si fa molta musica ma si parla poco di lavoro e di diritti?
Sul tema abbiamo ascoltato sindacalisti e politici, con diverse sfumature. Tutti sottolineano l’importanza dell’appuntamento, ma sono consapevoli che il Primo maggio che si celebra oggi è una data da rifondare nei contenuti, perché è il lavoro a essere profondamente cambiato.
«Quest’anno i sindacati festeggeranno a Portella della ginestra», sottolinea Michele Lombardo, segretario regionale della Uil, riferendosi al luogo in cui 70 anni fa, durante una protesta, rimasero uccise 12 persone anche per mano della mafia, «e il posto ci dice che non solo dobbiamo ricordare, ma anche guardare al futuro». Rimettendo il lavoro al centro, dicono i sindacati, al centro dell'economia e dell'attenzione della politica, «con un richiamo alla lotta contro i soprusi, le disuguaglianze, un richiamo per la giustizia sociale».
Ma resta il fatto che in tempi di precarizzazione del lavoro, o di società del post-lavoro, dove la crescita non è necessariamente legata all’occupazione, la festa ha forse perduto quel fattore di coesione e di solidarietà che legava i lavoratori.
«Sì, il lavoro è cambiato», continua Lombardo, «ma questo deve spingere i sindacati a riportare maggiori certezze tra le giovani generazioni. Per i sindacati, ora, deve rappresentare un momento di impegno per un nuovo mercato del lavoro, meno precario».
«Io vedo che gli appuntamenti del Primo maggio sono partecipati», sottolinea invece Sandro Del Fattore, segretario regionale della Cgil, «come ad esempio quello di Roma, che non è solo spettacolo».
Ma come ricreare l’appeal perduto, per la festa di oggi? Per Del Fattore, «le difficoltà ci sono, perché il mondo del lavoro è stato più volte colpito nei diritti e nei salari. E noi», continua il sindacalista, «per questo abbiamo proposto dei referendum, quello sugli appalti e quello sui voucher, e ora puntiamo a portare in parlamento la Carta dei diritti».
Per Vincenzo Traniello, della funzione pubblica della Cisl Abruzo-Molise, «la festa del Primo maggio va rilanciata a tutto campo. Il punto è», spiega, «che negli ultimi anni c’è stato un calo del numero dei lavoratori dipendenti. E poi l’esplosione del numero delle partite Iva, per le quali non c’è un senso di appartenenza. Il sindacato, in questo caso», prosegue Traniello, «dovrebbe fare qualcosa, come pure dovrebbe essere più presente nelle piccole strutture artigianali».
Per Gianni Melilla, deputato di Mdp-Articolo1, «il Primo maggio è la festa più bella che ci sia, una grande festa laica. E nell’occasione non ci dovrebbe essere né superficialità, né sciatteria», rimarca il deputato, per il quale, sulla festa, «bisognerebbe intervenire sul piano culturale, a partire dalla famiglia e dalla scuola. I giovani devono conoscerne il significato, tanto più che oggi non c’è più la disciplina di educazione civica a scuola. E poi», osserva Melilla, «i centri commerciali il Primo maggio dovrebbero essere chiusi».
Anche per il segretario nazionale di Rifondazione comunista, Maurizio Acerbo, «il Primo maggio è una festa fondamentale di cui va recuperato interamente il senso. Nell'epoca della globalizzazione», nota Acerbo, «è più attuale che mai. Certo è stato decaffeinato come tante altre cose, ma la giornata internazionale del lavoratori fu un'invenzione del nascente movimento operaio e socialista come anche l'8 marzo».
Vito de Luca
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