Festa del 25 aprile: cerimonia in piazza con tre partigiani

Consegnate le medaglie ai protagonisti della Liberazione Cerimonia anche a Colle Pineta nonostante la pioggia
PESCARA. Sono stati Livio Fornaro, Evarista Mancini e Sebastiano Valletta i protagonisti della celebrazione della Festa della Liberazione del 25 aprile ieri in piazza Garibaldi. A tutti e tre è stata consegnata la medaglia della Liberazione per le esperienze vissute nel corso della Seconda guerra mondiale e nel periodo dei partigiani che lottarono per la libertà e l'indipendenza del nostro Paese.
Nonostante la forte pioggia non abbia agevolato la cerimonia, piazza Garibaldi è stata animata dalle autorità civili, militari e religiose e da tanti cittadini che hanno compreso l'importanza di non dimenticare le radici della nostra patria. A consegnare le medaglie della Liberazione, riconosciute dal ministero della Difesa, sono stati il prefetto Francesco Provolo, i sindaci di Pescara, Marco Alessandrini e Montesilvano, Francesco Maragno e il presidente della Regione Luciano D'Alfonso. Presente anche il presidente della Provincia Antonio Di Marco. Sebastiano Valletta ha 93 anni ed è stato un partigiano. Nato in provincia dell'Aquila risiede a Montesilvano. Questo il suo ricordo di quel difficile periodo: «Era un mondo di sacrifici, di penitenza e tristezza. Ci sono state molte sofferenze. Io sono stato preso da un caro amico che fece la spia con i tedeschi, ci sarebbe da scrivere un romanzo su quello che ho vissuto. Mi ritrovai in mezzo a una strada». Evarista Mancini ha da poco compiuto 90 anni, nato a Cugnoli vive a Pescara. cavaliere del lavoro e commendatore, venne catturato in quel periodo: «L'occupazione tedesca è il ricordo più vivo, ho provato una grande emozione, sono contento e soddisfatto per questo riconoscimento. È stata una commozione molto intima».
Ha 93 anni anche Livio Fornaro, nato a Pescara nella zona della Pineta a due passi dall’Aurum, è stato un sommergibilista radiotelegrafista nel Mar Nero e nel Mar Caspio e a Sebastopoli e prigioniero per molto tempo in Russia. Riuscì a scappare durante il trasferimento da un campo all’altro lanciandosi dal treno, insieme ad altri tre, in un campo di grano.
Si salvò dalla mitragliata dei militari e arrivò in Romania. Ricevere il riconoscimento è stata una grande emozione, erano tre giorni che aspettava questo momento, come rivela la figlia.
«Sarà forse l'ultimo riconoscimento della vita, ma è stato bello. Fino al '46 sono stato in prigionia, ai giovani dico di maturare prima e di studiare e crescere. Quando tornai già era finita la Monarchia, trovai un Paese raso al suolo. Oggi sono meravigliato perché De Gasperi ha ricostruito l'Italia con qualche ministro e senza una lira. Oggi la società è peggiorata tanto, c'è il fango. Gli uomini di allora erano differenti, forse erano le circostanze. Bisogna tornare ai valori dell’epoca, alla famiglia e poi la scuola ha un ruolo fondamentale». A chiudere gli interventi della mattinata sono state due studentesse, Ludovica Maddes del liceo classico D'Annunzio e Gaia Di Carlo della scuola Rossetti dell'Istituto comprensivo 5, entrambe hanno sottolineato l'importanza di non dimenticare le radici e gli insegnamenti del passato e anche come i giovani debbano prendere il testimone dai partigiani. Un’altra cerimonia si è svolta in mattinata a Colle Pineta. Annullata invece quella al ponte del Mare in programma ieri pomeriggio a causa del maltempo.
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