Festa per il bue di San Zopito in ginocchio davanti alla folla

5 Giugno 2017

LORETO APRUTINO. San Pietro e il Castello Chiola, una parata di architetture gentilizie, il sapore di una tradizione secolare, il bue di San Zopito che s'inginocchia, con un angioletto in groppa, tra...

LORETO APRUTINO. San Pietro e il Castello Chiola, una parata di architetture gentilizie, il sapore di una tradizione secolare, il bue di San Zopito che s'inginocchia, con un angioletto in groppa, tra la folla emozionata. Loreto, nella sua parte migliore, via del Baio, racconta ogni anno una favola antica che ieri, in occasione della consueta processione ha ritrovato una nuova, anzi vecchia, tappa. La sosta del bue nei cortili delle dimore aristocratiche del Baio, conservata solo dalla famiglia Valentini, ha riscoperto un'altra meta dopo la benedizione in chiesa tornando a visitare Palazzo Baldini Palladini Amorotti. Non accadeva più da decenni, dall'anteguerra ricordano alcuni loretesi, quando ad abitare il palazzo erano gli ultimi baroni Amorotti, i bisnonni di Gaetano Carboni, l'imprenditore agricolo già noto per il progetto Pollinaria e per l'olio evo Raffaele Baldini Palladini che ha da poco rilanciato la produzione vitivinicola della sua famiglia nell'agro loretese, riaprendo la cantina storica ai devoti di San Zopito.
«Trovate un'altra via che in poche decine di metri ha due cantine vinicole storiche e attive» commenta un maestro del vino come Francesco Paolo Valentini che ha accolto come ogni anno un fiume di gente nella sua panoramica terrazza per San Zopito. «In un mondo come il nostro, aggrapparsi al passato vuol dire resistere per scrivere il futuro. Al di là dell'aspetto religioso e popolare, un momento come questo rigenera quel senso di appartenenza di cui la comunità ha estremo bisogno. Sono contento che Gaetano abbia riaperto la cantina e che abbia deciso di rendere omaggio al borgo e al santo accogliendo qui un momento della processione». Se Valentini ha tenuto viva fino a oggi questa tradizione, Carboni promette di prenderne anch'egli parte per un ritorno alle origini che certo farà solo bene a questa strada elegante, speciale, tra storia e vino, arte e gusto: da un lato, c'è il museo delle ceramiche fondato da Giacomo Acerbo, dall'altro il premiato ristorante gourmet L'Antico Torchio di recente apertura. «È un onore riaprire alla cittadinanza questi luoghi che formano una parte importante della storia agraria ed economica di Loreto» spiega Carboni. «La nostra famiglia si sente profondamente connessa a queste radici e tutti i giorni cerchiamo di esprimere nel modo più autentico questo legame attraverso le nostre produzioni. È stato un momento emozionante, il mio pensiero e ringraziamento va ai miei familiari, ai miei antenati, alle persone che sono ogni giorno al mio fianco in questo progetto e anche a Valentini e alla sua famiglia, che ci hanno accolto e condotto nel modo più bello in una strada, in un paese, in un "mondo" che hanno saputo rendere leggendari grazie al loro lavoro».
Giorgio D’Orazio