Fiaccole, striscioni e bandiere In 500 alla Marcia per la Pace

5 Febbraio 2023

Il grido degli ucraini: «Basta bombe». La testimonianza delle donne iraniane: «Sì ai diritti» L’arcivescovo Valentinetti lancia l’appello: «Armi e guerra non hanno mai risolto i problemi»

MONTESILVANO. Centinaia di fiaccole accese, canti, striscioni e bandiere dell'Ucraina per invocare a gran voce la pace in tutto il mondo, a cominciare proprio dal Paese invaso dalla Russia. È stata una Marcia per la Pace molto partecipata quella che ieri pomeriggio si è articolata nelle strade di Montesilvano Colle a partire dalla chiesa della Madonna della Neve.
L'iniziativa, promossa dall'arcidiocesi Pescara-Penne e arrivata alla sua 18ª edizione, quest’anno ha avuto come teatro proprio il borgo storico della città adriatica e come tema “Nessuno si salva da solo”, ispirato dal messaggio lanciato da papa Francesco in occasione della 56ª Giornata per la pace. Due i focus al centro delle riflessioni di circa 500 fedeli, residenti, rifugiati e attivisti per la pace nel pomeriggio di ieri: la guerra in Ucraina e la drammatica situazione iraniana.
«Oggi più che mai c’è bisogno di questo momento di riflessione e di preghiera», ha commentato l’arcivescovo Tommaso Valentinetti prima di dare il via alla Marcia. «Papa Francesco ci chiede di impegnarci su questa direttrice e vogliamo rispondere ai suoi appelli. Da 18 anni, in questo periodo, si rinnova questo appuntamento diocesano che vede tanti ragazzi, tante persone, riuniti per chiedere che finalmente si lavori per la pace e che non si pensi di risolvere i problemi costruendo e fornendo armi. Perché le armi e la guerra non hanno mai risolto i problemi, li hanno sempre acuiti. Ma il rispetto dei diritti, delle individualità, degli ultimi e soprattutto del bene comune riesce a risolvere i problemi, anche i più difficili».
Diversi gli ucraini che, bandiere e striscioni alla mano, hanno partecipato alla manifestazione di ieri durante la quale è stato effettuato un video-collegamento con Fr. Vyacheslav Grynevych e Mira Milavec, direttore e coordinatrice delle attività territoriali di Caritas Spes Ukraine. «Sul nostro territorio siamo aperti all’accoglienza dei profughi in maniera piuttosto ampia», ha aggiunto monsignor Valentinetti parlando della situazione ucraina. «Ci sono tante parrocchie e tante associazioni, anche non cattoliche, che accolgono i profughi ucraini. Noi chiediamo che l’Europa assuma un’autonomia di iniziativa di pace perché non si può assolutamente pensare che il problema si risolva tra i due blocchi: Europa-America da una parte e Russia-Cina dall’altra. Dobbiamo avere un’autonomia perché si pongano chiaramente gesti, parole e situazioni che possano indurre alla pace».
A dare la propria testimonianza, sul focus dell’Iran, invece, è stata Shahed Sholeh, attivista dei diritti umani e responsabile Associazione democratiche delle donne iraniane in Italia che ha iniziato il suo intervento ricordando Mahsa Amini, la giovane studentessa di 22 anni picchiata a morte per non aver indossato il velo. «Oggi ci sono almeno 30mila prigionieri politici nelle mani di questi criminali», ha evidenziato l’attivista accolta da un grande applauso. «E noi non vogliamo più stare a guardare. Le donne sono in prima linea per combattere e chiedere i diritti umani che sono indipendenti dalla religione ma che il regime iraniano nega ogni giorno».
Dopo le prime riflessioni e i canti sul palco installato nel piazzale della chiesa della Madonna della Neve, i partecipanti hanno acceso le loro fiaccole e sono partiti per il loro corteo silenzioso e pacifico nelle strade del borgo percorrendo via Togliatti, via Vittorio Emanuele II, via G. Di Vittorio, via Delfico, piazza Umberto I e piazza Calabresi.
©RIPRODUZIONE RISERVATA