Filippo non ce l’ha fatta, è morto dopo sette giorni
Lo studente universitario 22enne di Amatrice era ricoverato a Pescara. Era stato estratto vivo dalle macerie della sua abitazione crollata
PESCARA. Lo avevano estratto vivo dalle macerie, e sembrava un miracolo che ce l'avesse fatta. Le sue condizioni erano gravi e per una settimana parenti e amici hanno continuato a sperare che Filippo Sanna potesse riprendersi e tornare alla sua vita. Ma lo studente universitario di 22 anni non ce l'ha fatta ed è morto nella tarda mattinata di ieri all'ospedale di Pescara per i traumi riportati nel crollo della casa di famiglia, ad Amatrice. È la vittima numero 294 del sisma. Era rimasto sotto le macerie per quattro ore, dopo la scossa delle 3.36 del 24 agosto che ha portato lutto e distruzione nel centro Italia. Inizialmente il suo nome è finito nella lista dei dispersi ma poi è stato recuperato, insieme alla sorella minore, Irene, di 15 anni, e entrambi sono stati trasportati nel capoluogo adriatico. La più giovane della famiglia è stata ricoverata nel reparto di Pediatria e poi dimessa, mentre per Filippo, 23 anni da compiere il 15 ottobre, è stato necessario il ricovero in Rianimazione, avendo riportato diversi traumi. Il papà Mario, rappresentante di commercio di 55 anni che ha trascorso la sua giovinezza a Nuoro, la mamma Stefania Ciriello, medico di base di Amatrice e presidente della sezione Avis, e i fratelli Irene e Riccardo (di 19 anni), hanno trascorso l'ultima settimana con il fiato sospeso, sempre a fianco a Filippo, che ha subito due interventi, e ogni giorno superato ha costituito un motivo in più per pensare che lo spettro della morte potesse allontanarsi. Sono arrivati a Pescara anche i nonni e la fidanzata del giovane universitario e la famiglia ha potuto contare sull'appoggio totale dei rappresentanti pescaresi del circolo culturale sardo Dimonios, presieduto da Emily Congiu. Nel momento in cui Congiu ha lanciato un appello su Facebook, chiedendo a tutti di aiutare i Sanna, si è scatenata una gara di solidarietà. Una pescarese ha messo a disposizione la sua abitazione, a poca distanza dall'ospedale, per ospitare la famiglia di Filippo, e la Federazione delle associazioni sarde in Italia (Fasi), ha offerto un contributo per sostenere le spese di questo periodo difficile. «Abbiamo fatto tutto quello che si poteva», dice Congiu, «ma sembrava una goccia nel mare perché questa famiglia ha perso tutto, con il terremoto, e quando muore un ragazzo di 23 anni ci si rende davvero conto dell’inutilità umana, per quello che non è stato fatto a livello di prevenzione». La presidente del circolo sardo ha vissuto questi giorni con grande apprensione, condividendo totalmente aspettative e ansie dei Sanna e «abbiamo sperato tutti fino all'ultimo, ci siamo aggrappati ad ogni appiglio possibile, e ogni notte passata, ogni momento critico superato, era un motivo per essere ottimisti». Gli ultimi tre giorni la situazione si è complicata e nella tarda mattinata di ieri è arrivata la notizia che mai avrebbero voluto ricevere. Ora i genitori di Filippo, che era iscritto alla facoltà di Ingegneria industriale dell'Aquila, aspettano solo il via libera della Procura della Repubblica per portare il corpo il corpo a casa, a Rieti.
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