«Filovia bene della città Adesso basta difendere le posizioni personali»

Il sindaco scrive al Centro dopo la sentenza che ha dato il via all’opera «Avremo meno traffico e smog, ma continuano a denigrarmi»
Una lettera al Centro per ribadire l’importanza della filovia sulla strada parco e chiedere lo stop alle polemiche che da trent’anni avvolgono un’opera da oltre venti milioni di euro e che si fanno sempre più pressanti. Il sindaco Carlo Masci torna a parlare del collegamento tra la stazione di Pescara centrale e i Grandi alberghi di Montesilvano e lo fa dopo la sentenza del Consiglio di Stato che ha ribaltato la decisione del Tar di Pescara e ha ridato impulso all’opera. Secondo il piano dell’azienda “Tua”, la filovia, con i primi test a ottobre, entrerà in funzione a fine anno con una corsa, probabilmente, ogni sette minuti.
C’è qualcosa che, al tempo dei social, deve essere necessariamente approfondito e rivisto relativamente al rapporto che si genera tra chi rappresenta i cittadini, in virtù di un processo democratico che si concretizza con le elezioni, e alcuni gruppi di persone organizzati in comitati antagonisti, per lo più costituiti da coloro che sostengono posizioni uscite perdenti dalle elezioni o, ancor peggio, personali. Questi ultimi, delusi dal risultato delle urne, continuano la loro campagna elettorale permanente, utilizzando gli strumenti dei ricorsi giudiziari, degli attacchi, anche violenti e denigratori, amplificati a dismisura dai social, nei confronti dei legittimi rappresentanti dei cittadini, tesi ad alimentare le aspettative minoritarie degli sconfitti, che vanno ben oltre il loro effettivo peso in termini di consenso. Dall’altra parte, invece, i cittadini che hanno espresso il consenso a un gruppo dirigente, e/o che sono soddisfatti dell’operato dei loro rappresentanti, seguono, spesso in silenzio, l’attività amministrativa, consapevoli del fatto di aver manifestato le loro volontà attraverso il voto, e appaiono quasi indifferenti alle trasformazioni della città, perché distaccati rispetto alle proteste rumorose degli sconfitti. Questo meccanismo genera nei comitati minoritari la convinzione che le loro posizioni di contrasto nei confronti di chi rappresenta veramente la comunità portino vantaggi in termini di riconoscimento delle loro pretese, spingendoli a continuare nelle loro azioni di contrapposizione, da cui discendono tensioni sociali, ritardi nelle opere, aumenti dei costi, anche nei casi in cui le ragioni della comunità vengono acclarate da sentenze inappellabili. In una democrazia rappresentativa, fino a che punto gruppi di cittadini possono impunemente contrastare le opere pubbliche da realizzare a vantaggio della collettività? La frase “i cittadini hanno diritto” a cosa deve riferirsi? Alla generalità dei cittadini rappresentati dagli organi democraticamente eletti, a cominciare dal sindaco, o a gruppi minoritari che sostengono tesi personalissime, fuori da ogni ragione, bocciate dell’elettorato o contrarie agli atti regolarmente approvati ai sensi di legge?
L’esempio più eclatante è proprio quello del sistema di trasporto pubblico filoviario, su percorso dedicato, sull’asse Pescara-Montesilvano, che da 26 anni trova resistenze incredibili e inaccettabili da parte di gruppi minoritari che, in ogni modo possibile, ne hanno impedito la realizzazione, tant’è che cinque sindaci hanno cercato nel tempo di portare a compimento l’opera, finora senza riuscirci. In questi giorni il Consiglio di Stato ha riconosciuto, come era chiaro da sempre a tutte le persone di buon senso, in buona fede, che vogliono bene a Pescara, le buone ragioni degli Enti che stanno completando l’opera, rigettando nel merito le ricostruzioni infondate del Comitato promotore del ricorso. Quest’ultimo, invece di accettare il verdetto giudiziario di ultima istanza, ha ripreso la sua campagna denigratoria contro chi sta lavorando per dotare Pescara di un trasporto pubblico in linea con la transizione ambientale in atto, come se esistesse una sorta di Giudizio di Dio.
Nel frattempo il tempo trascorre, i costi aumentano, l’aggressione di 42mila auto al giorno che entrano in città da nord continua. Tutti questi danni, economici e ambientali, che subiscono i cittadini di questo territorio, chi li paga? È questa la domanda a cui non c’è mai risposta. In questo contesto socio-amministrativo patologico, la soddisfazione per l’affermazione giudiziaria delle ragioni della collettività non riesce a essere piena, perché, se ci giriamo indietro, ci tornano davanti agli occhi i tanti che in questi 26 anni si sono battuti per la filovia sulla strada parco e che oggi non ci sono più. Se pensiamo al sindaco Pace, all’onorevole Sospiri, al prof Torlontano, che non hanno fatto in tempo a gioire con noi per questo grande risultato.
* sindaco di Pescara.
C’è qualcosa che, al tempo dei social, deve essere necessariamente approfondito e rivisto relativamente al rapporto che si genera tra chi rappresenta i cittadini, in virtù di un processo democratico che si concretizza con le elezioni, e alcuni gruppi di persone organizzati in comitati antagonisti, per lo più costituiti da coloro che sostengono posizioni uscite perdenti dalle elezioni o, ancor peggio, personali. Questi ultimi, delusi dal risultato delle urne, continuano la loro campagna elettorale permanente, utilizzando gli strumenti dei ricorsi giudiziari, degli attacchi, anche violenti e denigratori, amplificati a dismisura dai social, nei confronti dei legittimi rappresentanti dei cittadini, tesi ad alimentare le aspettative minoritarie degli sconfitti, che vanno ben oltre il loro effettivo peso in termini di consenso. Dall’altra parte, invece, i cittadini che hanno espresso il consenso a un gruppo dirigente, e/o che sono soddisfatti dell’operato dei loro rappresentanti, seguono, spesso in silenzio, l’attività amministrativa, consapevoli del fatto di aver manifestato le loro volontà attraverso il voto, e appaiono quasi indifferenti alle trasformazioni della città, perché distaccati rispetto alle proteste rumorose degli sconfitti. Questo meccanismo genera nei comitati minoritari la convinzione che le loro posizioni di contrasto nei confronti di chi rappresenta veramente la comunità portino vantaggi in termini di riconoscimento delle loro pretese, spingendoli a continuare nelle loro azioni di contrapposizione, da cui discendono tensioni sociali, ritardi nelle opere, aumenti dei costi, anche nei casi in cui le ragioni della comunità vengono acclarate da sentenze inappellabili. In una democrazia rappresentativa, fino a che punto gruppi di cittadini possono impunemente contrastare le opere pubbliche da realizzare a vantaggio della collettività? La frase “i cittadini hanno diritto” a cosa deve riferirsi? Alla generalità dei cittadini rappresentati dagli organi democraticamente eletti, a cominciare dal sindaco, o a gruppi minoritari che sostengono tesi personalissime, fuori da ogni ragione, bocciate dell’elettorato o contrarie agli atti regolarmente approvati ai sensi di legge?
L’esempio più eclatante è proprio quello del sistema di trasporto pubblico filoviario, su percorso dedicato, sull’asse Pescara-Montesilvano, che da 26 anni trova resistenze incredibili e inaccettabili da parte di gruppi minoritari che, in ogni modo possibile, ne hanno impedito la realizzazione, tant’è che cinque sindaci hanno cercato nel tempo di portare a compimento l’opera, finora senza riuscirci. In questi giorni il Consiglio di Stato ha riconosciuto, come era chiaro da sempre a tutte le persone di buon senso, in buona fede, che vogliono bene a Pescara, le buone ragioni degli Enti che stanno completando l’opera, rigettando nel merito le ricostruzioni infondate del Comitato promotore del ricorso. Quest’ultimo, invece di accettare il verdetto giudiziario di ultima istanza, ha ripreso la sua campagna denigratoria contro chi sta lavorando per dotare Pescara di un trasporto pubblico in linea con la transizione ambientale in atto, come se esistesse una sorta di Giudizio di Dio.
Nel frattempo il tempo trascorre, i costi aumentano, l’aggressione di 42mila auto al giorno che entrano in città da nord continua. Tutti questi danni, economici e ambientali, che subiscono i cittadini di questo territorio, chi li paga? È questa la domanda a cui non c’è mai risposta. In questo contesto socio-amministrativo patologico, la soddisfazione per l’affermazione giudiziaria delle ragioni della collettività non riesce a essere piena, perché, se ci giriamo indietro, ci tornano davanti agli occhi i tanti che in questi 26 anni si sono battuti per la filovia sulla strada parco e che oggi non ci sono più. Se pensiamo al sindaco Pace, all’onorevole Sospiri, al prof Torlontano, che non hanno fatto in tempo a gioire con noi per questo grande risultato.
* sindaco di Pescara.

