Finanziere morto sull’Asse Il gip: fatale il bullone sporgente

Ecco perché il giudice ha accolto l’opposizione all’archiviazione: i 4 indagati in aula il 27 giugno «Il casco si è rotto per la velocità, ma anche per aver urtato contro il tirafondi che fuoriusciva»
PESCARA. Il 27 novembre del 2019, in sella alla sua moto Kawasaki, Gianfranco Bellini, 54 anni, vice brigadiere della guardia di finanza di Pescara, si schiantava contro il guardrail dell’asse attrezzato, perdendo la vita.
L’inchiesta che ne seguì venne chiusa dalla procura con la richiesta di archiviazione per quattro persone che erano state indagate quali presunti responsabili di quella morte: il legale rappresentante della “Metalmeccanica Fracasso spa”, Adriano Fracasso che posizionò in quel punto il guardrail, e tre dipendenti dell’Anas addetti alla manutenzione, Salvatore Aiello, Enzo Di Vittorio ed Attilio Panzone. Ma quell’inchiesta non venne mai chiusa definitivamente, perché la famiglia della vittima, attraverso i propri legali (Massimo Galasso, Davide Antonioli e Umberto D'Alessandro), si oppose a quella richiesta di archiviazione, e il gip Nicola Colantonio gli diede ragione.
Così ieri si è tornati di nuovo in aula, a distanza di sei mesi da quella decisione, per discutere non più dell’archiviazione, ma della richiesta di processo che lo stesso pm, Rosangela Di Stefano, fu costretta a chiedere dopo l’ordinanza del gip. La procura aveva deciso di archiviare quelle quattro posizioni sostenendo che il finanziere stava percorrendo quel tratto di asse a una velocità superiore a quella consentita per cui, anche se non ci fosse stato quel bullone posizionato in modo anomalo, la morte causata dall’urto violento contro il guardrail, e in particolare contro quel bullone che gli ruppe il casco prendendolo in testa, sarebbe avvenuta lo stesso.
Una tesi che non ha trovato d’accordo il giudice che lo scorso dicembre ha emesso un’ordinanza di rigetto dell’archiviazione, spiegando le sue ragioni e rispedendo il fascicolo al magistrato per confezionare una richiesta di processo contro i quattro indagati, e contestando il reato di omicidio stradale. E questo anche tenendo conto dei risultati della consulenza tecnica che accertò che quel bullone sporgeva in maniera eccessiva (un tirafondi che aveva un’altezza di 71,5 millimetri a fronte del limite massimo di 50 millimetri). «Si rileva pacifico», scrisse il gip Colantonio, «che il decesso del motociclista si verificava sia in quanto il casco si rompeva per la velocità eccessiva, sia in quanto la persona offesa urtava con violenza contro un tirafondi che fuoriusciva sulla carreggiata per un’altezza eccessiva, quindi pericolosa».
E dunque, secondo il giudice, emergevano profili di colpa del motociclista per l’elevata velocità, ma anche degli indagati «per aver permesso il posizionamento del tirafondi a un’altezza eccessiva ed evidentemente pericoloso per gli utenti», non condividendo, quindi, la tesi della procura secondo la quale la velocità era comunque sufficiente a determinare la rottura del casco.
«L’urto», aggiunge il gip, «poteva non starci o comunque si sarebbe determinato su una diversa parte del casco, con diverso angolo d’incidenza e diversi effetti sul cranio del motociclista: anche ipotizzando il decesso, ciò sarebbe conseguito a una situazione di fatto diversa rispetto a quella oggetto di esame».
E per chiudere il cerchio sulla sua decisione, il gip conclude scrivendo che «in tema di causalità nei reati colposi, l’agente risponde dell’evento provocato con la sua condotta colposa e non di un altro evento ipotizzato, anche se destinato a prodursi ugualmente, escludendosi la responsabilità soltanto per il caso in cui detto evento si sarebbe comunque verificato in relazione al medesimo processo causale, nei medesimi tempi e con la stessa gravità e intensità, poiché in tal caso dovrebbe ritenersi che l’evento imputato all’agente non era evitabile». Circostanza, quindi, diversa da quella in esame. Così ieri mattina i familiari della vittima si sono costituiti parti civili e il gup Fabrizio Cingolani, ha rinviato l’udienza al 27 giugno prossimo per la discussione e la decisione finale: rinvio a giudizio o eventuale proscioglimento degli imputati.

