«Finirà insabbiato il porticciolo sull’Alento»

24 Marzo 2015

Dopo il convegno sul fiume, l’ambientalista Zulli rilancia l’avvertimento: progetto sbagliato

FRANCAVILLA. «Territorio, bacini fluviali e mare rappresentano un’unità indissolubile. Solo ricreando l’equilibrio ci potrà essere occasione di rilancio economico, sociale, ambientale e turistico per una ripresa di Francavilla come idea di città».

Dopo il convegno sul fiume Alento organizzato di recente dal gruppo Io Francavilla, e in seguito alla conferma del finanziamento regionale per ultimare il porticciolo alla foce del fiume Alento, l’ambientalista Bruno Zulli torna alla carica, sollecitando «un risanamento ambientale complessivo, con l’eliminazione di tutto il costruito che può generare rischio per persone e ambiente».

Secondo Zulli, l’idea del risanamento del fiume Alento prospettata sotto diversi punti di vista (geopolitico, ambientalista, urbanistico e economico-turistico), dai relatori del convegno di Io Francavilla, è «una buona idea che però si scontra con la realtà. Non esiste un piano di bacino, non ci sono finanziamenti. L’Europa non investe sull’ambiente, L’Italia taglia i fondi anche sui siti avvelenati e sulle aree fortemente inquinate». Decisamente negativa è l’opinione dell’ambientalista in merito all’approdo per piccola pesca e turismo alla foce dell’Alento.

«Il finanziamento per il porto è arrivato ma i problemi ambientali restano immutati in tutta la loro spaventosa ampiezza. Anzi, peggioreranno» afferma Zulli. «Ritengo che il porto sia una ingannevole chimera. Non entrerà mai in funzione. Il progetto è sbagliato. Già oggi quello che è stato realizzato è insabbiato. L’area sorge in una zona paludosa, alla foce di un fiume irregolare come l’Alento. La storia geologica del territorio c’insegna che il porto finirà interrato. Altri approdi e porti nel passato hanno subìto la stessa sorte. La costa si solleva, il mare si ritira. Tra 10, 15, 20 anni il mare si troverà all’altezza delle scogliere o quasi. Sarà l’ennesimo sperpero di denaro pubblico e un’altra grande distruzione del territorio. Quello che manca è un’idea di ambiente come risorsa. L’idea da far diventare cultura comune è un’altra. Alluvioni e allagamenti sembrano non incidere sui luoghi comuni. Si continua a cementificare, a consumare suolo. Occorre una grande opera di rimboschimento, un risanamento ambientale complessivo».

Giuseppina Gherardi

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