Finiti i fondi, stop alle cure al Paolo VI
Da luglio, non sarà più garantita la riabilitazione motoria e psichica. I genitori disperati: non abbiamo i soldi per le terapie
PESCARA. «Se dal 30 giugno non ci saranno più i fondi per il Paolo VI di via Pesaro, dove porteremo i nostri figli a fare la riabilitazione motoria e psichica? E, soprattutto, chi pagherà le terapie che noi non possiamo permetterci?».
E' l'appello lanciato da un gruppo di famiglie di oltre una ventina di disabili, tra i 40 e i 50 anni, che da anni frequentano la struttura della Fondazione Paolo VI in via Pesaro 9 per la quale dal primo luglio sarebbero a rischio i finanziamenti erogati dalla Regione.
Secondo i genitori dei pazienti, affetti da patologie varie, autismo, ritardi mentali, schizofrenia, «tra una settimana la Regione, attraverso una comunicazione giunta qualche giorno fa, non potrà più garantire i finanziamenti per la riabilitazione sanitaria, fisica, motoria, mentale, fisioterapica, per una spesa che si aggira sui 70 euro al giorno per ciascun assistito».
Se ciò dovesse avvenire, il futuro delle famiglie degli oltre venti "ragazzi" ultraquarantenni, si tingerà di nero. «Dove porteremo i nostri figli a fare le terapie e soprattutto chi le paga?», è l'interrogativo che i genitori sottopongono ai vertici della Fondazione e a quelli istituzionali.
Nicoletta Verì, coordinatrice sanitaria del Paolo VI, spiega che i finanziamenti a rischio sarebbero definiti «fuori setting, ossia non più destinati alla riabilitazione sanitaria, ma riservati alle cure socio assistenziali».
Verì , inoltre, precisa che «noi possiamo tenere tutti gli assistiti a patto che la Regione sia disposta a un finanziamento extrabudget».
In attesa di una risposta degli organi regionali che dovrebbe arrivare prima della fine del mese e di fare chiarezza sulla reale entità dell'esborso economico da parte degli organismi istituzionali, arrivano le rassicurazioni alle famiglie da parte di don Marco Pagniello, direttore della Caritas e a capo della Fondazione Paolo VI, che annuncia: «Nessuno sarà abbandonato, stiamo già cercando delle strutture vicine alle parrocchie o alle associazioni di volontariato che possano ospitare quei giovani. Se i fondi per il percorso riabilitativo così come è allo stato attuale si esauriranno, non mancheranno le terapie di mantenimento in un contesto più socio assistenziale e meno sanitario».
E se i fondi dovessero davvero essere tagliati tra qualche giorno, senza possibilità di proroga come avvenuto nel passato? «Allora chiederemo un tavolo di trattativa per trovare la quadra. Più volte è accaduto, negli anni, che siano state concesse proroghe ai finanziamenti, non è detto che non possa accadere ancora. In ogni caso, cercheremo di andare incontro a tutte le esigenze».
L'assessore alle Politiche Sociali Marinella Sclocco, infine, ricorda ai Comuni abruzzesi di fornire agli uffici regionali i rendiconti sul numero dei disabili assistiti con i fondi della cosiddetta compartecipazione. Questi finanziamenti, 7 milioni di euro, «non sono stati tagliati», assicura Sclocco.
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