Fiori dove morì il figlio: Feniello condannato

10 Gennaio 2019

La Procura lo multa di 4.550 euro per essere entrato nell’area sotto sequestro dove si verificò la tragedia: «Non pagherò nulla e sono pronto a finire in carcere»

PENNE. «Quelli che non hanno fatto niente per salvare 29 persone a Rigopiano sono tutti ancora a piede libero, io invece devo pagare». Così Alessio Feniello, padre di Stefano, una delle 29 vittime del disastro dell’Hotel Rigopiano, ha commentato la sentenza di condanna che il gip del tribunale di Pescara gli ha notificato l’8 gennaio per aver oltrepassato, il 21 maggio scorso, l’area sottoposta a sequestro del resort. Sono passati quasi due anni da quel maledetto 18 gennaio 2017, quando 29 persone tra dipendenti e turisti dell’Hotel Rigopiano rimasero intrappolate, e poi morirono, sotto le macerie dell’albergo distrutto dalla valanga venuta giù dal Monte Siella.
Due anni di dolore e rabbia per i parenti e gli amici delle vittime. Due anni di indagini e di un’inchiesta che al momento sembra tutt’altro che conclusa. Stefano Feniello dovrà pagare una multa di 4.550 euro per aver violato i sigilli giudiziari apposti per delimitare l'area nella quale si verificò la tragedia. La sentenza di condanna emessa dal giudice Elio Bongrazio, su richiesta del pm Salvatore Campochiaro, arrivata dopo le ripetute diffide e gli inviti a uscire dall’area rivoltigli dalle forze dell'ordine addette alla vigilanza del sito, non ha per nulla spostato la sua idea, la sua linea di comportamento.
«Mi sono recato a Rigopiano per portare dei fiori dove hanno ucciso mio figlio», scrive Feniello in un post su Facebook. Lo ha fatto alcuni mesi prima che la Procura concedesse ai parenti delle vittime il nulla osta per entrare nella zona rossa. Non ha mai negato di aver oltrepassato quel limite invalicabile, anzi, ma non si sente in colpa. Il dolore per aver perso suo figlio Stefano non può essere minimamente paragonato al fastidio e alla rabbia della condanna che gli è stata notificata.
«Non pago nulla», dice, «se necessario faccio anche tre mesi di carcere». Un fiore nel luogo dove ha perso la vita suo figlio lo ha voluto mettere quando ha voluto e come ha voluto. Anche sua moglie Maria Perilli ha detto di essere entrata quel giorno nell’area interdetta e che è pronta ad accompagnare il marito ovunque, anche in carcere.
Stefano era andato a Rigopiano per festeggiare il suo compleanno insieme alla sua ragazza, Francesca Bronzi (lei è riuscita a salvarsi), ma dalla località di montagna farindolese non è più tornato. Va avanti per la sua strada Alessio Feniello, con l’appoggio di sua moglie Maria Perilli. «Se sono colpevole io non mi tiro indietro, perché io sono un uomo. Spero», conclude Feniello, «che arrivi al ministro Matteo Salvini quanto sta accadendo».