Fisioterapiste ammalate di Covid ed escluse dal concorso della Asl

PESCARA. Escluse dal concorso della Asl perché ammalate di Covid. È successo a due fisioterapiste di Pescara che hanno perso la possibilità di un posto di lavoro «a tempo pieno e indeterminato» nella...
PESCARA. Escluse dal concorso della Asl perché ammalate di Covid. È successo a due fisioterapiste di Pescara che hanno perso la possibilità di un posto di lavoro «a tempo pieno e indeterminato» nella sanità pubblica. Dopo gli anni passati a studiare e a fare pratica negli ambulatori medici e dopo aver superato anche la prova scritta in mezzo a 404 candidati radunati nei padiglioni di Pescara Fiere, le fisioterapiste si sono ritrovate improvvisamente fuori dalla selezione per il contagio da coronavirus. La loro storia di contagiate e beffate è approdata davanti al Tar di Pescara e, adesso, potrebbe arrivare anche al Consiglio di Stato.
BANDO DI NATALE Il 27 dicembre del 2019, appena due giorni dopo Natale, la Asl ha bandito il concorso pubblico, per titoli ed esami, “per la copertura a tempo pieno e indeterminato, di un posto di collaboratore professionale sanitario-fisioterapista”. Sono state 404 le domande arrivate nella sede di via Paolini: alla prova scritta, il 24 settembre 2020, hanno partecipato in 261. Tra questi, anche le due fisioterapiste, giudicate «idonee» per la prova successiva. Passato il primo scoglio, la Asl ha fissato poi la prova pratica al 18 novembre 2020: una prova pratica ma in versione scritta, da svolgere nell’aula magna dell’ospedale visto l’elevato numero di candidati. Le due fisioterapiste non hanno potuto presentarsi: tra scritto e pratica, hanno preso il Covid e sono rimaste chiuse in casa. Se fossero uscite per andare a fare il concorso avrebbero commesso un reato. Così hanno chiesto un rinvio ma la Asl ha detto no per l’urgenza di fare quell’assunzione.
LA REGOLA DELLA ASL Secondo la Asl, la regola che si applica è questa e non si ammette deroga: «I candidati che non si presenteranno a sostenere le prove di concorso nei giorni, nell’ora e nella sede stabilite, saranno dichiarati rinunciatari al concorso, qualunque sia la causa dell’assenza, anche se non dipendente dalla volontà dei singoli concorrenti».
LA SENTENZA Il Tar, adito dalle due fisioterapiste, difese dagli avvocati Simona Mazzilli e Mira De Zolt, ha accolto questa tesi: «Nel settore sanitario in cui rientra il concorso in esame», dice la sentenza, «appare comunque prioritaria, per scelta espressa del legislatore, l’esigenza di celerità e di pronta conclusione della selezione che resterebbe inibita per effetto di eventuali deroghe in funzione dello svolgimento delle prove suppletive richieste». La sentenza spiega che prevale la linea dell’accelerazione: «In altre parole la situazione pandemica e la correlativa compressione dei diritti di circolazione a essa connessi erano ben noti al legislatore, e ciò nonostante ha ritenuto di non ritardare o sospendere i concorsi del settore sanitario, effettuando una scelta di comparazione degli interessi individuali (alla circolazione e alla partecipazione alle prove concorsuali per l’accesso ai pubblici impieghi) e collettivi (alla non interruzione del servizio sanitario e quindi alla salute) che non appare manifestamente irragionevole e dunque sospetta di incostituzionalità; è evidente che, se il bando avesse previsto la possibilità di rinviare le prove di alcuni candidati in ragione delle restrizioni derivanti da provvedimenti connessi alla emergenza pandemica, la esigenza di non rallentare quel tipo di procedure concorsuali, fatta propria dal Legislatore, sarebbe stata vanificata in concreto».
LE ASSUNZIONI La delibera approvata dal direttore generale Asl Vincenzo Ciamponi al termine del concorso, il 3 dicembre 2020, spiega che il primo in graduatoria è stato assunto immediatamente ma, con i pensionamenti del personale, potrebbero aprirsi opportunità anche per altri 8. È per questo che, dopo la bocciatura al Tar, il caso potrebbe restare aperto: le fisioterapiste, con gli avvocati, decideranno a breve se andare al Consiglio di Stato e giocarsi, a Roma, l’ultimo tentativo alla lotteria del posto fisso.

