Fiume Tavo, sei associazioni bocciano il piano di sicurezza

Gli ambientalisti contrari all’intervento di pulizia che intende realizzare il Comune di Farindola «Così si distrugge l’habitat naturale». Appelli anche al prefetto e ai sindaci di Penne e Montebello
FARINDOLA. È scontro sulla messa in sicurezza del fiume Tavo tra le associazioni ambientaliste e il sindaco di Farindola Ilario Lacchetta. Nelle scorse settimane il primo cittadino di Farindola, unitamente alla sua amministrazione comunale, ha promosso una raccolta firme alla cittadinanza per chiedere alle istituzioni competenti l'avvio rapido dei lavori di messa in sicurezza del fiume, in particolare nelle località Ronchetti e San Quirico. Per le associazioni ambientaliste (Cai, Wwf, Legambiente, Gruppo Unitario per le foreste italiane, Italia nostra Abruzzo, Mountain wilderness Abruzzo), però, la messa in sicurezza della sponda sinistra del fiume Tavo deve avvenire solo attraverso soluzioni di ingegneria naturalistica.
«La vegetazione riparia lungo i corsi d’acqua e nelle zone umide è fondamentale per la salute degli ecosistemi fluviali», dicono i rappresentanti delle associazioni ambientaliste. «Nelle aree protette in particolare rispettare le norme di tutela dei corsi d’acqua per garantire la conservazione degli ecosistemi fluviali e preservare la biodiversità è un principio fondamentale. Abbiamo appreso l’invito rivolto dal sindaco di Farindola ai suoi cittadini per un’ardita raccolta di firme con la richiesta di rimozione (illegale) di una folta vegetazione lungo le sponde del fiume Tavo. L’azione auspicata dal sindaco Lacchetta, con l’abbattimento degli alberi, magari con l’eventuale utilizzo indiscriminato di mezzi meccanici lungo le sponde del fiume Tavo, ci lascia attoniti e pieni di sgomento. Siamo fiduciosi e disponibili ad un confronto per contribuire a trovare soluzioni condivise ed armoniche, senza forzature istituzionali, nell’unico interesse della tutela dell’ambiente». La richiesta di rimozione della vegetazione riparia, rischia seriamente di provocare danni irreparabili all'ecosistema del fiume, mettendo a rischio la flora e la fauna locali», concludono gli ambientalisti. Di tutt'altro avviso il sindaco di Farindola Ilario Lacchetta: «Per le associazioni sembra più importante preservare l'habitat del merlo acquaiolo che la vita delle persone e il patrimonio abitativo residenziale. Il progetto di messa in sicurezza ha ricevuto il parere tutti gli enti preposti. Io opero nel rispetto della norma ed in primis dell'incolumità dei miei cittadini». Nei giorni scorsi il Cai, Legambiente, Wwf e Mountain wilderness avevano lanciato un appello con una lettera a Lacchetta, ai sindaci di Penne e Montebello Gilberto Petrucci e Gianfranco Macrini, al prefetto Giancarlo Di Vincenzo e alla soprintendente Cristina Collettini per la tutela del fiume e del suo ecosistema.

