«Fogne intasate» L’Aca deve risarcire l’azienda allagata

1 Novembre 2022

L’ente condannato a pagare 35mila euro a un’impresa «Condotte lasciate senza manutenzione, lavori mai fatti»

PESCARA. Erano tappate per oltre la metà le fogne di viale Marconi, lasciate senza lavori di manutenzione programmati e, in queste condizioni di degrado tra «fango stagnante» e «drastica riduzione della portata», non avrebbero potuto sopportare neanche una pioggia normale. È per questa catena di accadimenti che, nel 2011 e ancora nel 2012, una ditta di Porta Nuova finì allagata: i locali furono invasi da 60 centimetri d’acqua e melma, con le attrezzature da buttare. A distanza di 10 anni, l’Aca dovrà pagare i danni all’azienda di materiali elettronici F.lli Sisofo, assistita dall’avvocato Tommaso Marchese: il conto è di 35mila euro di risarcimento oltre a più di 9mila euro per le spese legali. Non tocca al Comune risarcire ma all’Aca in qualità di «custode» delle condotte.
ACQUA ALTA IN CASSAZIONE A dire che quegli allagamenti potevano essere evitati è una sentenza della Corte di Cassazione che ha bocciato l’ultimo ricorso dell’Aca, difesa dall’avvocato Sergio Della Rocca: per l’azienda del servizio idrico, in primo luogo, le piogge di quei giorni furono «eventi meteorologici eccezionali e imprevedibili» e, in secondo, la responsabilità degli allagamenti sarebbe stata del Comune in quanto proprietario dei canali di scolo. Non è così, invece, per i verdetti di tre gradi di giudizio, tutti concordi nel bocciare la linea dell’Aca.
LAVORI MAI FATTI In base all’ultima sentenza, risulta decisiva la relazione di due consulenti tecnici che descrissero così la gestione di quel periodo affidata all’Aca: «Dai vari accessi agli atti», recita il documento, «non sono stati forniti rilievi o mappature dei manufatti delle rete di scarico o elaborati progettuali. Non è stato fornito un registro di manutenzione per cui si presume che la manutenzione del sistema fognario non possa essere eseguita in modo programmatico ma solo a guasto». Senza carte in mano, i consulenti ispezionarono le fogne e si trovarono di fronte le condotte ostruite: «Lungo viale Marconi è stata riscontrata la presenza di fango stagnante per ben oltre il 60% della sezione fino a un massimo di circa il 75% con ciò attestando la drastica riduzione della portata». Una fognatura occlusa che, secondo i periti, «non è in grado di evitare gli allagamenti nel caso di precipitazioni intense di carattere non eccezionale».
«ACCUMULO DI SEDIMENTI» La Cassazione fa la sua sintesi: «L’accumulo di sedimenti aggravava ulteriormente la situazione, unitamente alle modalità di intervento utilizzate per la manutenzione ordinaria e straordinaria (interventi che non risultavano posti in essere periodicamente in attuazione di un programma prestabilito, ma in ragione delle emergenze determinate dal singolo “guasto”)».
«PIOGGE NORMALI» Quelle piogge, poi, non sono state giudicate eccezionali ma «normali»: furono precipitazioni ordinarie. «Gli allagamenti provocati da piogge non eccezionali, quale quella del 14 settembre 2012 oppure quelle avvenute nell’estate 2011, conclamano l’inefficienza del sistema fognario», recita la relazione firmata dai consulenti, «peraltro nota al Comune di Pescara visto che ha appaltato opere per realizzare un nuovo sistema di raccolta delle sole acque piovane dell’area».
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