Folla commossa a San Valentino per l’ultimo saluto al gelatiere

SAN VALENTINO. «Antonio era un uomo generoso che ci ha lasciato un patrimonio di grande umanità e professionalità». Parole cariche di commozione quelle di don Rocco D’Orazio che ha celebrato ieri...
SAN VALENTINO. «Antonio era un uomo generoso che ci ha lasciato un patrimonio di grande umanità e professionalità». Parole cariche di commozione quelle di don Rocco D’Orazio che ha celebrato ieri pomeriggio l’omelia funebre del gelatiere Antonio Ascenzo, morto giovedì a 71 anni, dopo aver combattuto contro la malattia.
Un fascio di rose bianche deposte sulla bara e tutta San Valentino ad assistere alle esequie dell’artigiano del gelato, campione nazionale, che con le sue creazioni ha fatto conoscere il paese nel mondo. A dirgli addio la moglie Angela Invernizzi, i figli Vittorio e Manuela con Fabio, il fratello Francesco. Presenti, tra gli altri, il sindaco Antonio D’Angelo; il deputato Luciano D’Alfonso, il consigliere regionale Antonio Blasioli; il presidente dei Borghi più belli, Antonio Di Marco, che lo hanno salutato ognuno col proprio ricordo.
Don Rocco, che ha concelebrato la messa con don Antonio Ascenzo, ha ricordato un aneddoto legato alla sua amicizia col “gelatiere” suo omonimo. «Quando ero parroco di Francavilla mi recai di passaggio a San Valentino, nel suo locale. E scherzando mi disse: ma quando vieni a fare il parroco qui? Incredibile, ciò che accadde dopo. La settimana successiva mi arrivò la nomina dal vescovo», della diocesi di Chieti, monsignor Bruno Forte. L'omelia è stata accompagnata dalle musiche dell’organo e del violino curate dall’associazione “Amici del Museo” presieduta da Beniamino Gigante. Dopo gli studi all’Alberghiero di Roccaraso, Ascenzo si trasferì nel Lecchese dove aprì una trattoria, per poi tornare in paese e inventare quel gelato di stagione che ha appassionato curiosi e personaggi del mondo dello spettacolo, tra cui Dacia Maraini, Tara Gandhi, Michele Mirabella, Helen Mirren, che non lasciavano San Valentino senza aver degustare il gelato nel giardino di platani e castagni. Ricorda Di Marco: «Non è stato solo il campione italiano di gelateria, è stato il punto di riferimento del comprensorio della Maiella in termini di impegno e valutazione oggettiva di ciò che più occorreva per rappresentare per il territorio. Lascia un vuoto incolmabile, un segno indelebile di cui tutti dobbiamo essere fieri».
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