Fondi europei a rischio «Tre mesi per rimediare»

L’assessore Imprudente: subito misure per evitare il disimpegno dei 30 milioni Confagricoltura: serve un’interlocuzione con il ministero e con Bruxelles
L’AQUILA. Sul tesoretto dei fondi europei del Psr 2014-2020 sfumato, o quasi, (il 31 dicembre l'Abruzzo dovrà restituire all'Europa 30 milioni non spesi, ma è solo una piccola parte del problema) l'assessore regionale all'agricoltura, Emanuele Imprudente (Lega), assicura: «Sappiamo cosa fare», mentre Confagricoltura parla di «un disastro annunciato».
«Non sarà facile cancellare i ritardi e disinteresse di chi ci ha preceduto», sottolinea Imprudente, rivolto quindi, in primis, a Dino Pepe e Luciano D'Alfonso, «ma stiamo lavorando da tre mesi per evitare il disimpegno dei fondi per il comparto abruzzese». Il primo passo sarà la nomina del direttore. «Dalla prossima settimana», annuncia l’assessore, «il dipartimento avrà nuovo direttore, e apriremo una nuova e più seria fase di interlocuzione con Bruxelles per capire realmente i margini per rimodulare e spendere nel modo più semplice e utile i fondi del Piano di sviluppo rurale. Cercheremo di finanziare e semplificare le misure meglio performanti e, se sarà ancora possibile, attiveremo bandi a sportello per snellire la burocrazia che spesso rallenta e appesantisce le richieste, provando così a evitare il disimpegno che potrebbe gravare su quest'annualità». Semplificazione mirata a evitare la restituzione dei primi 30 milioni di euro all'Unione Europea entro fine anno. «Nei tre mesi in cui mi sono insediato», aggiunge Imprudente, «abbiamo aperto quotidiane interlocuzioni con Ministero e Agea, promosso tavoli tecnici e politici, bilaterali e trilaterali tra Regione, agenzia per le erogazioni in agricoltura e organizzazioni professionali agricole. Abbiamo inoltre chiesto, e ottenuto, un supplemento di assistenza per dare impulso alle procedure delle istruttorie. Sarà necessario attivare una Task force che coinvolgerà dipartimenti e settori della Regione, costruendo una squadra pronta ad aggredire e risolvere quest'emergenza. I ritardi ci sono e il rischio disimpegno anche: questo è quello che abbiamo trovato al nostro insediamento e stiamo lavorando giorno e notte per impedirlo. Il mondo agricolo abruzzese merita ben altro».
Imprudente, quindi, vede il bicchiere mezzo pieno. La partita dei fondi europei, comunque, rischia di essere devastante per il settore agricolo abruzzese visto che nell'arco di 5 anni, a partire dal 2014, sono stati erogati solo 100 milioni di euro sui 479 milioni messi sul piatto dall'Ue. Fondi da spendere nell'arco di due anni sia per evitare il ritorno al mittente con l'aggiunta dei tagli futuri dovuti all'inefficienza. «Alla base del disastro», afferma il direttore regionale di Confagricoltura, Stefano Fabrizi, «un bando scritto male: questo ha causato un numero imponente di contenziosi interpretativi da consulenti che non avevano la benché minima idea dell’agricoltura abruzzese. La discutibile ristrutturazione voluta da D’Alfonso, che ha pensionato molti funzionari esperti senza garantire l’affiancamento e la continuità amministrativa, ha assestato un altro duro colpo. Avevamo sollecitato la riorganizzazione del dipartimento agricoltura per evitare il disastro, ma inutilmente». Confagricoltura esorta l’assessore leghista a «presidiare il dipartimento che ha bisogno di una guida salda, perché è sempre la politica che fa la scelta sulle priorità. Insieme al nuovo direttore», chiosa Fabrizi, «deve avviare un’interlocuzione col Ministero e la Commissione europea per trovare una exit strategy modificando il Psr, semplificando ed eliminando misure e azioni. Per le misure strutturali, promuovere bandi a sportello; concentrare l’intera struttura sulla conclusione delle istruttorie dell’ammissibilità dei bandi in itinere e alla pubblicazione delle graduatorie per accelerare al massimo la spesa del programma; ricostituire e rendere operativo il gruppo di lavoro formato da funzionari regionali, Agea, Sian (servizio informativo agricolo nazionale) e tecnici dei Centri di assistenza agricola. Chiediamo, infine, che il tavolo verde, sia a livello tecnico che politico, venga aperto in via permanente».

