Fondi Ue, il Pd: la Regione è ferma l’Abruzzo rischia di restare a secco

12 Gennaio 2021

PESCARA. «L'Abruzzo rischia di rimanere tagliato fuori dai fondi del Recovery Plan». A lanciare l'allarme è il segretario regionale del Partito democratico, Michele Fina, intervenuto nel corso di una...

PESCARA. «L'Abruzzo rischia di rimanere tagliato fuori dai fondi del Recovery Plan». A lanciare l'allarme è il segretario regionale del Partito democratico, Michele Fina, intervenuto nel corso di una conferenza durante la quale lo stesso Pd ha illustrato quelle che ritiene le priorità con cui accedere ai fondi stanziati dall'Unione Europea. «Ci troviamo davanti a un'occasione irripetibile, per noi, per i nostri figli e per lo sviluppo del territorio. Nonostante questo l’Abruzzo è l’unica regione in cui 16 sigle, tra sindacati e organizzazioni datoriali, hanno dovuto specificare di non essere state coinvolte nella discussione», prosegue Fina, «il meccanismo del Recovery prevede anche una competizione tra territori e se non sapremo farci trovare pronti rimarremo semplici spettatori».
Durante l'incontro con la stampa, al quale hanno partecipato anche Giovanni Lolli, Silvio Paolucci, Andrea Catena e Manola Di Pasquale, i cinque hanno tracciato in un documento gli 8 punti cardine proposti per accedere ai fondi. Si parte dalla riforma della pubblica amministrazione regionale, attraverso l'innovazione, la semplificazione, la trasparenza e un coinvolgimento delle imprese, per poi passare alle infrastrutture e alla trasversalità. Sul punto è proprio Lolli ad andare nel dettaglio: «Bisogna cominciare dalle priorità, altrimenti se si mettono insieme i mille problemi della regione si finisce con il fare un buco nell'acqua. Occorre partire dalle arterie che collegano l'Abruzzo con il resto del mondo. I porti, le grandi linee strategiche come l'Adriatica e il collegamento con Roma. Successivamente quello con l'alto Lazio e la Campania».
Altro punto cruciale è la digitalizzazione delle imprese attraverso un centro di progettazione regionale in grado di affiancarle nell'accesso alle tecnologie digitali e all'e-commerce. Sempre secondo Lolli «su 127mila imprese abruzzesi, solo 3mila sono digitalizzate». Altro elemento centrale nel piano presentato dal Pd è quello che riguarda la medicina territoriale «a partire dalla campagna di vaccinazione anti-Covid, efficace, efficiente, capillare, che eviti gli errori di quella anti-influenzale», sottolinea il capogruppo del Pd in consiglio regionale Paolucci. Che poi aggiunge: «La Regione ha presentato 10 miliardi di proposte senza riuscire a comunicare nemmeno un titolo. Questo già la dice lunga sul fatto che non esista una visione, un’idea. C’è un’assenza totale persino dell’approccio di programmazione, c’è solo la volontà di gestire il presente, il potere per il potere».
Non da meno sono gli altri rami della proposta, come quello che riguarda le politiche di sviluppo, lavoro e formazione, per favorire l'inserimento dei giovani e soprattutto quello delle donne, ma anche per puntare su eccellenze come agro-industria e automotiv e favorire l'accesso al credito. E ancora lo sviluppo delle aree interne, così da colmare il gap che queste anno con i territori costieri, l'efficientamento delle reti idriche e il risanamento dei fiumi, ma anche quello energetico degli edifici pubblici e privati, dell'edilizia scolastica e un occhio di attenzione alla prevenzione sismica. Il tutto fatto nell'ottica di un'economia circolare e di un’industria sostenibile. «L'Ue nel Next generation eu pone condizioni precise», chiosa Lolli. «Strategia per la transizione, nuovi fondi collegati alla programmazione degli altri, tra cui quelli 2021-2027 e progetti presentati con il partenariato. A oggi l'Abruzzo ha avanzato due documenti, uno con 74 e 48 progetti, dal valore di 9 miliardi e mezzo di euro. Nessuno dei due rispetta tali requisiti».
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