Fontanella chiusa, l’Aca: «L’acqua della zona è ok»

9 Febbraio 2024

PESCARA. «Per le utenze domestiche della zona di via Luisa d’Annunzio non ci sono problemi di alcun genere». A rassicurare i cittadini preoccupati per via del divieto di utilizzo della fontana...

PESCARA. «Per le utenze domestiche della zona di via Luisa d’Annunzio non ci sono problemi di alcun genere». A rassicurare i cittadini preoccupati per via del divieto di utilizzo della fontana pubblica è l’Aca, sia attraverso la presidente Giovanna Brandelli che il direttore tecnico Lorenzo Livello. Martedì il sindaco Carlo Masci ha emesso un’ordinanza per vietare l’utilizzo dell’acqua della fontana, dopo che il dipartimento Prevenzione della Asl ha comunicato che i dati analitici dei campioni prelevati hanno dato esito di non conformità. Come da prassi l’Aca ha eseguito dei suoi campionamenti, che in 48 ore forniranno una risposta da inoltrare alla Asl che a sua volta valuterà, in base al risultato, la possibilità di riaprirla o meno.
Tanta la preoccupazione manifestata sia tra i consueti utilizzatori della fontana, ma anche tra i residenti della zona, che attraverso i social, si interrogano sulla salubrità delle acque nelle loro case. «L’Aca è dotata di un sistema di analisi istantanee attraverso delle sonde che misurano il cloro residuo dell’acqua, dalle sorgenti fino ai punti estremi di distribuzione. Quando si riscontrano delle anomalie», spiega Livello, «mandano un segnale di allarme. Cosa che non è mai capitata». Contestualmente la Asl esegue dei campionamenti sulla base di un piano annuale. E in una di queste verifiche è emersa la presenza di batteri coliformi nella fontana di via Luisa d’Annunzio che ne ha fatto scattare la chiusura. «In casi del genere noi eseguiamo, come in questo caso, dei controlli anche sui contatori delle utenze limitrofe. I risultati li avremo probabilmente domani (oggi per chi legge, ndc), ma possiamo dire al cento per cento che la rete è servita da acqua pura», rimarca Livello. «Le fontane sono zone pubbliche, aperte e esposte a qualsiasi tipo di inquinamento», chiarisce Brandelli. «In più se restano chiuse per lungo tempo, può verificarsi una proliferazione di batteri. In casi simili abbiamo riscontrato che non è un problema di qualità dell’acqua della distribuzione, ma è legato al punto di erogazione». (m.pa.)