Fontanelle, torna la paura Si spaccia anche nelle case

Rione fuori controllo: salgono a 20 gli appartamenti occupati dagli abusivi
PESCARA. Una bomba sociale pronta a esplodere da un momento all’altro. Con la droga che si smercia alla luce del sole: non più soltanto sotto i portici delle case popolari di via Caduti per servizio, nel quartiere-cerniera di Fontanelle, ma addirittura all’interno dei venti appartamenti occupati abusivamente nell’indifferenza delle istituzioni. Tra minacce più o meno velate alle famiglie perbene, che adesso abbassano la testa per paura di ripercussioni, e il susseguirsi di episodi di delinquenza e microcriminalità, i cittadini ammettono sommessamente di essere di fronte al preludio di una nuova stagione di violenze e attentati intimidatori.
Era già avvenuto a Fontanelle nel 2011 ed è già successo, qualche settimana fa, a Rancitelli, nell’altro quartiere difficile di Pescara. Le prime avvisaglie ci sono tutte. A raccontarle sottovoce sono gli stessi residenti che una volta si battevano in prima fila per il ripristino della legalità, ma che oggi dopo le batoste subite hanno fatto un passo indietro, confidando nella voce istituzionale del consigliere regionale del Movimento 5 stelle Domenico Pettinari. «L’unica soluzione possibile è riprendere gli sfratti e autorizzare la presenza di una pattuglia fissa di polizia tutto il giorno», dicono con il cuore in mano i cittadini, raccolti ieri mattina nel piazzale esterno della sede dell’associazione “Insieme per Fontanelle”, invocando l’intervento delle istituzioni.
Il clima di terrore che si respira a due passi dal palazzone con la facciata colorata dal murales di Millo è palpabile. «Ci sono delinquenti pluripregiudicati che si sono impossessati degli alloggi popolari sfitti di proprietà della Regione», racconta Pettinari, «li hanno chiusi con le porte blindate e ci hanno piazzato le telecamere. Un trucchetto che consente ai delinquenti di guadagnare tempo per liberarsi della droga quando arriva la polizia a effettuare le retate. Gettano le sostanze illegali nel water e così, quando entrano i poliziotti, non trovano niente. Negli anni d’oro dei grandi blitz interforze venivano aperti anche i tombini e controllati gli scarichi per incastrare gli spacciatori. Ma oggi tutto questo non si fa più, i controlli sono sempre di meno e non per colpa delle forze dell’ordine».
Come raccontano i cittadini, il quartiere di via Caduti per Servizio, negli ultimi mesi, è diventato «un mercato di droga a cielo aperto». Il viavai di giovani e adulti che «arrivano da tutta la città per comprare le sostanze illegali» si palesa con urla nel cuore della notte, auto che sfrecciano sotto ai balconi dei palazzoni bianchi e grigi che cadono a pezzi e con continue minacce verbali per tappare la bocca alle famiglie, costrette a convivere con la delinquenza e il conflitto sociale. «La gente ha paura», dice senza mezzi termini Pettinari, «non c’è solo lo spaccio, ma anche le estorsioni, l’usura e il porto abusivo di armi nelle case occupate abusivamente. La Regione e la Prefettura devono farsi sentire e, soprattutto, devono far sentire alla gente perbene che lo Stato c’è ed è dalla loro parte».
Pettinari fa appello al vicepresidente della Regione Giovanni Lolli, presentando due richieste specifiche: «Bisogna riprendere la politica degli sfratti senza sé e senza ma», rimarca, «D’Alfonso ci disse che non aveva nessuna intenzione di intervenire perché ci vogliono troppi soldi, adesso mi rivolgo a Lolli e gli chiedo di prendere provvedimenti con urgenza. Un altro deterrente sono le unità mobili della polizia che devono essere posizionate h24 a Fontanelle e a Rancitelli. Bisogna riprendere a fare le cosiddette ronde con gli agenti a piedi che girano nei quartieri anche la notte. Quando è stato fatto, nel 2011, la situazione in via Caduti per Servizio si era normalizzata».
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