Forte: umiltà e umanità le sue grandi doti

Il ricordo dell’arcivescovo di Chieti-Vasto: «Era sempre gentile, un uomo di straordinaria cultura»
Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto. Qual è il suo ricordo di Benedetto XVI, scomparso due giorni fa?
«Era una persona di squisita gentilezza e profonda umanità, coniugate bene alla sua straordinaria cultura grazie alla grande umiltà che lo caratterizzava. Si metteva sempre in ascolto dell’altro senza mai voler sopraffare nessuno. Un testimone luminoso e credibile dell’attenzione evangelica al prossimo».
Benedetto XVI e l'Abruzzo: che rapporto aveva con la nostra regione?
«Da Papa volle visitare come pellegrino il santuario del Volto Santo di Manoppello. Rimase a lungo a contemplare il velo su cui si vede il Volto e ne parlò ai tanti giovani presenti in termini toccanti, davvero innamorato del Signore».
Che cosa Benedetto lascia ai fedeli e ai laici?
«La testimonianza di una fede salda, gioiosa nell’irradiarsi sul prossimo come dono di libertà e di amore; un senso profondo della Chiesa come madre bella nella grazia; la fiducia convinta nel dialogo fra fede e ragione. Benedetto ha saputo coniugare la fedeltà a Dio e alla sua Chiesa al rispetto per l’uomo in tutte le sue espressioni, da quelle culturali a quelle esistenziali e spirituali. Credeva nel valore del dialogo ed era pronto a praticarlo con tutti».
Le sue qualità più grandi?
«La fede profonda, l’intelligenza e la cultura, il rispetto come condizione per stabilire con chiunque rapporti veri, aperti al dono della Verità divina che tutti ci unisce e ci attrae».
«Era una persona di squisita gentilezza e profonda umanità, coniugate bene alla sua straordinaria cultura grazie alla grande umiltà che lo caratterizzava. Si metteva sempre in ascolto dell’altro senza mai voler sopraffare nessuno. Un testimone luminoso e credibile dell’attenzione evangelica al prossimo».
Benedetto XVI e l'Abruzzo: che rapporto aveva con la nostra regione?
«Da Papa volle visitare come pellegrino il santuario del Volto Santo di Manoppello. Rimase a lungo a contemplare il velo su cui si vede il Volto e ne parlò ai tanti giovani presenti in termini toccanti, davvero innamorato del Signore».
Che cosa Benedetto lascia ai fedeli e ai laici?
«La testimonianza di una fede salda, gioiosa nell’irradiarsi sul prossimo come dono di libertà e di amore; un senso profondo della Chiesa come madre bella nella grazia; la fiducia convinta nel dialogo fra fede e ragione. Benedetto ha saputo coniugare la fedeltà a Dio e alla sua Chiesa al rispetto per l’uomo in tutte le sue espressioni, da quelle culturali a quelle esistenziali e spirituali. Credeva nel valore del dialogo ed era pronto a praticarlo con tutti».
Le sue qualità più grandi?
«La fede profonda, l’intelligenza e la cultura, il rispetto come condizione per stabilire con chiunque rapporti veri, aperti al dono della Verità divina che tutti ci unisce e ci attrae».

