Forza Italia resta a bocca asciutta Perde il seggio blindato, va a FdI

Il partito di Marsilio fa il pieno (5 o 6) candidati eleggibili, per gli azzurri è una Caporetto
PESCARA. Nei progetti di Silvio Berlusconi l’Abruzzo non esiste. Lombardia, Lazio, Puglia e Calabria fanno il pieno di seggi sicuri per Forza Italia all’uninominale di Camera e Senato. Ma nella torta degli azzurri, fatta di 42 spicchi, non c’è posto per la nostra regione. Neppure uno strapuntino. E per Nazario Pagano, coordinatore regionale di FI, il viaggio di ieri a Roma con i suoi, per partecipare al vertice con Tajani, si trasforma in una Caporetto.
LA MAZZATA. Forza Italia non avrà il seggio blindato all’uninominale Camera che lo stesso Pagano pensava di occupare, destinando a Lorenzo Sospiri e Mauro Febbo le posizioni da capilista al proporzionale rispettivamente di Camera e Senato. La prima era e resta abbordabile, salvo brutte sorprese da parte sia di Fratelli d’Italia e del Partito Democratico, che possono raddoppiare i deputati eletti sia degli ultimi arrivati, la coppia Italia Viva-Azione che, non si sa mai, potrebbe anche fare una performance. Per quanto riguarda invece il seggio da conquistare, quello al Senato, siamo di fronte a un terno al Lotto perché FI dovrebbe puntare all’impresa impossibile: il sorpasso della Lega. Ma in politica mai dire mai.
Sta di fatto che il piano a tre punte che Pagano ha tentato di proporre al vertice romano, escludendo dalla festa il suo rivale in casa, Antonio Martino, è stato rispedito al mittente. Senza se e senza ma, e con una probabilità su mille che qualcuno dei piani alti di Forza Italia si impietosisca degli abruzzesi restituendo il “maltolto”. Ma tra il dire e il fare c’è di mezzo Silvio. E non solo lui.
DA CHI VIENE IL NO. Sono diversi i personaggi di peso forzisti che hanno potere sindacale sulla distribuzione di quei 42 seggi maggioritari nella mappa nazionale del partito.
Prendiamo per esempio la lombarda Licia Ronzulli, la figura azzurra più potente del momento, che da sola ne ha arraffati sei di posti che contano. Poi c’è anche la questione-Marche dove FdI ha dovuto cedere una posizione certa a FI facendo scattare la legge della compensazione con la regione di confine, l’Abruzzo, che si è tradotto in una mazzata sugli azzurri di casa nostra, seguita da una ridistribuzione a cascata di seggi eleggibili.
Quello in prima fila del coordinatore di Fi è passato nelle mani di Fratelli d’Italia che così in Abruzzo può puntare dritto a cinque eletti su 13 che possono salire anche a 6 grazie al complesso meccanismo dei resti che farebbe scattare, per il partito di Giorgia Meloni e Marco Marsilio, il doppio seggio al proporzionale Camera. Sarà un posto per una donna. Ma per ora i nomi certi sono tre: Etel Sigismondi, Guido Quintino Liris e Guerino Testa. Sugli altri decide Roma.
La Lega, che partiva da tre posizioni eleggibili, rimane com’era con Luigi D’Eramo e Alberto Bagnai candidati vincenti al cento per cento, ma non perché ci siano in giro maghi oppure profeti della politica. È il Rosatellum che decide chi già da ora può mettersi in viaggio per Roma lasciando agli elettori l’illusione della scelta. La politica, in altre parole, sa già da oggi e con certezza chi sarà eletto.
L’unica incognita, nel caso della Lega, è l’ingorgo che c’è per quel terzo posto certo. E attorno al quale si aggira un sovraffollamento di consiglieri regionali, magari i più votati, ai quali si aggiunge l’uscente in cerca ancora di seggio, il deputato Giuseppe Bellachioma. Ma può anche accadere che un paracadutato, dotato di estintore e scelto da Matteo Salvini o Massimo Casanova, venga sganciato sull’Abruzzo per spegnere le ambizioni dei leghisti locali. Il discorso dei politici col paracadute vale, in fotocopia, anche per Fratelli d’Italia. Ma andiamo avanti.
C’E’ ANCHE IL PD. Proviamo, a questo punto, a rifare i conti. Dei 13 eletti che spettano all’Abruzzo, cinque (o sei) sono per FdI e tre per la Lega. Siamo fin qui a 8 (o 9) per il centrodestra. Ma anche per il Pd si apre la possibilità concreta di passare da due eletti certi, Luciano D’Alfonso e Michele Fina, a tre, grazie al gioco dei resti al proporzionale della Camera. Ed è probabile che la terza figura dem che andrà in parlamento sia una donna, l’assessore di Teramo Stefania Di Padova, che verrà candidata al secondo posto per la Camera, alle spalle del capolista Fina.
QUINDI IL M5S. La somma, a questo punto, è salita 10 (che però, come si diceva, può facilmente arrivare a 11 e persino a 12, in virtù di quei resti che danno a Fdl quasi la certezza del raddoppio e al Pd un’alta probabilità). Ma c’è infine da aggiungere il seggio certo al M5S nel proporzionale Camera, dove peraltro nessuno può dire con certezza che anche Iv-Azione non entri nella partita a discapito di una parte degli altri partiti. A questo punto possiamo tornare a Forza Italia che, appena quattro giorni fa, annunciava di puntare a ben tre eletti ai suoi fedelissimi radunati nella nuova sede in via Carducci 83 a Pescara.
L’Uscita di sicurezza. Ma Pagano ora è sulle spine. Nella migliore delle ipotesi può conquistare solo un deputato sperando che non scattino i due seggi per Fdl e/o Pd. Oppure che i neo alleati Renzi-Calenda, in Abruzzo Camillo D’Alessandro e Giulio Cesare Sottanelli, non centrino quel terno al Lotto di cui si diceva prima. Per Forza Italia un boccone amaro da mandare giù, vissuto con un’irreparabile frattura interna tra Martino, da una parte, che fa corsa a sé e gli altri 3 che sono pronti a chiedere un gesto di fair play a Marsilio per riavere il seggio perduto. E chissà che questi non lo faccia, pensando alle Regionali 2024, per tenersi buona FI.

