Fosso Pretaro, l’acqua torna balneabile ma il divieto rimane

27 Agosto 2015

Protesta il titolare dello stabilimento il Pirata, che conta i danni: "Il mare a cento metri a nord e a sud di Fosso Pretaro è tornato balneabile, lo confermano i dati dell’Arta ma nessuno rimuove il divieto di balneazione e la nostra spiaggia resta deserta"

PESCARA. «Il mare a cento metri a nord e a sud di Fosso Pretaro è tornato balneabile, lo confermano i dati dell’Arta ma nessuno rimuove il divieto di balneazione e la nostra spiaggia resta deserta. Ma ormai, anche se fosse rimosso il cartello, il danno è fatto e noi ci abbiamo rimesso, forse, 50 mila euro di mancati incassi». Angelo Sissa è il titolare dello stabilimento Il Pirata, distante quasi 300 metri da Fosso Pretaro. I valori dell’escherichia coli sono ancora alti ma solo nel tratto davanti alla foce dove c’è una spiaggia libera di 60 metri, mentre ai lati si sono abbassati e sono tornati nella norma come dimostrano le analisi del 20 agosto scorso: «Anzi, adesso, qui il mare è più pulito che in altre zone di Pescara», dice Sissa. Ma fino a quando anche il punto centrale di Fosso Pretaro non tornerà balneabile, i Comuni di Pescara e Francavilla manterranno il divieto di balneazione.

Sissa, al 14° giorno di divieto, racconta i disagi di lavorare con un mare vietato proprio nel periodo più atteso della stagione, quello di Ferragosto. «Fino a Ferragosto si lavora per pagare le tasse e le spese. Poi, da Ferragosto in poi è il nostro guadagno», spiega. E invece stavolta è andata male: «Sono venuti i rappresentanti dell’Algida per vendermi i gelati e gli ho detto che nel congelatore ho ancora quelli comprati prima di Ferragosto: la spiaggia è deserta, ma a chi li vendo duemila euro di gelati? Poi, gli addetti della lavanderia sono passati a ritirare le tovaglie sporche da lavare e, invece, le mie sono ancora quasi tutte pulite. A Ferragosto, di solito, facciamo più di 500 pizze: quest’anno ne abbiamo vendute meno di 80 e la colpa non è del pizzaiolo».

Oggi, Sissa incontrerà un avvocato: «Insieme agli altri balneatori, vogliamo chiedere il risarcimento danni alle amministrazioni pubbliche». Cioè ai Comuni e all’Aca che gestisce il depuratore di Fosso Pretaro e la fogna. Un contenzioso tira l’altro perché, ora, anche i clienti protestano: «I clienti vogliono chiederci i danni per il mare inquinato. Io rispondo che offro i servizi in spiaggia e non posso garantire la qualità dell’acqua: non dipende da me». Sissa, però, continua a fare i conti con le disdette: «I clienti storici non si vedono più, una famiglia del Belgio ha disdetto l’ombrellone già prenotato, stessa cosa per una comitiva di turisti campani in vacanza a Chieti». Il balneatore vuole mollare: «Io sono qui dal primo marzo tutti i giorni. Prima siamo stati costretti a litigare con le istituzioni, a partire dal Comune, per avere la sabbia che era sparita con l’erosione, poi quando il ripascimento è arrivato ci ritroviamo il mare inquinato. Sono sfinito: voglio vendere lo stabilimento». Ma non si potrebbero tenere gli ombrelloni più a lungo? «È impossibile allungare l’estate. Riaprono le scuole, l’aria rinfresca e non viene più nessuno: è andata così e basta». (p.l.)

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